by Giuseppe Misano
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FAVOLE
PER L’AMBIENTE
Esistono infiniti modi per partecipare alla lotta contro l’inquinamento, per sensibilizzare tutti alla salvaguardia dell’ambiente.
Gli alunni della I^ E,
guidati dalla prof.ssa Ranaldo e dal prof. Misano,
l’hanno fatto
attraverso l’elaborazione di queste favole che hanno come tema la difesa della Natura.
La speranza è che ognuna di esse possa essere un invito a riflettere prima di agire.
Diverse le storie, quindi, ma unica la morale
“SALVIAMO IL PIANETA”
NON E’ MAI TROPPO TARDI
Un bel giorno d’estate, un uomo stava esplorando la profonda gravina, ricca di vegetazione ma aveva notato qualcosa di strano: l’aria sembrava intorbidita, i colori dei fiori sbiaditi il profumo della macchia mediterranea non si diffondeva in tutta la sua magia. Intanto un gruppo di Capovaccai appena giunti da una lunga migrazione vagava in cerca di una grotta per passare la stagione estiva.
Uno dei tanti avvoltoi, che aveva notato la differenza dell’aria rispetto a quella pulita dell’Africa, si avvicinò a quell’uomo dicendogli: “Mi scusi, questo territorio era diverso prima, cosa è accaduto? Non pensa a quanto sarebbe bello fare lunghe passeggiate in questo posto magnifico, sentire l’odore dell’estate e dei fiori appena sbocciati?”
L’uomo ci pensò e rispose: “Sa, ha ragione, dovremmo fare come voi, che non inquinate, eppure raggiungete posti lontanissimi solo con la vostra forza. Noi, invece, usiamo in modo esagerato le auto, inquinando così i nostri bellissimi territori, che non lo meritano.
Quell’uomo rifletté sulle parole del capovaccaio e si fece sostenitore di associazioni che combattevano l’inquinamento atmosferico e invitò i cittadini ad utilizzare solo mezzi di trasporto ecologici. Tram, autobus, auto elettriche, biciclette e modernissimi monopattini.
Il successo fu strepitoso .
“Mobilità sostenibile è quando usi le gambe oltre al cervello.”
Questa favola ci insegna che quando aiutiamo l’ambiente, oltre a usare le gambe usiamo il cervello.
Flavia e Giuseppe
LA PROTESTA DEL MARE
Da qualche giorno, un delfino vedeva delle macchie nere che galleggiavano sulla superficie del mare, così decise di andare a chiedere ai suoi amici.
-Ragazzi, sapete qualcosa di quelle macchie nere?
Pescegliaccio rispose :- Forse è quel grosso quadrato lì in fondo.
Vediamo il TGmarino, sicuramente nell’edizione di stasera diranno qualcosa!
:-Un gigantesco quadrato di cemento da molti giorni ha invaso il nostro habitat e negli ultimi tempi un mostruoso e sospetto liquido nero galleggiante sta uccidendo molti abitanti delle nostre acque- disse Pesce-Lino durante un’intervista al TG. -Tra le ultime vittime un’intera famiglia di tonni e molti sgombri. Vi consiglio di allontanarvi.
Il delfino però, coraggiosamente, decise di andare a chiedere informazioni specifiche ad un peschereccio. Raggiunta la barca, il delfino chiese ai pescatori che cosa fossero quelle macchie.
:- E’ petrolio, fareste meglio a non avvicinarvi -, rispose uno dei pescatori. Il delfino, infuriato, decise di andare a chiedere ai suoi amici di protestare tutti insieme.
Armati di cartelli, cominciarono a urlare contro gli uomini sulla piattaforma petrolifera:- NON LO CAPITE CHE CON IL VOSTRO MOSTRO DISTRUGGETE LE NOSTRE VITE MA ANCHE LE VOSTRE !?-
A sentire quelle parole, gli operai cominciarono a riflettere e, da quel giorno, le piattaforme petrolifere furono poste in sicurezza per evitare che il petrolio inquinasse i mari e ne distruggesse gli habitat.
Questa favola ci insegna che la Terra è un bel posto, quindi vale la pena proteggerla.
Vitalba ed Ensuida
SALVIAMO IL BOSCO
Nel parco di Sherwood, al telegiornale locale, parlavano della costruzione di un’azienda sull’area verde della periferia della città.
Ogni giorno per le strade si vedevano sfrecciare macchine, camion e altri mezzi pesanti. Era impossibile respirare aria pulita, le strade erano spesso bloccate dal traffico, l’inquinamento cresceva sempre più. Dei bambini di campagna si erano appena trasferiti in città per il lavoro del padre.
La mamma disse loro: “Da oggi per la nostra famiglia inizia una nuova vita”.
I bambini erano entusiasti di conoscere nuovi amici e di essersi trasferiti a Londra ma quando scesero dall’auto non credettero ai loro occhi, la città era ricoperta da nebbia fitta e grigia. Il verde dei prati era nascosto dallo smog delle industrie, che sprigionavano gas nero e le acque del Tamigi erano torbide.
Luke, il fratello maggiore, disse: “Questa non è la città che speravamo! E’ ricoperta da smog, non c’è nemmeno l’ombra di campi verdi!”
Abbie scioccata aggiunse: “Hai proprio ragione Luke, questa città è inguardabile, non va bene per noi ragazzi di campagna!” Intanto la famiglia raggiunse l’appartamento e lasciò i bagagli. La mamma propose di fare una passeggiata in bicicletta.
Il paesaggio rimaneva sempre lo stesso. Ad un tratto si trovarono davanti al parco di Sherwood. Notarono che molti degli alberi erano a terra. Cosa stava accadendo?
I ragazzi si inoltrarono nel bosco e si imbatterono in un gruppo di scoiattoli che stavano lontano da alcuni alberi abbattuti. Piangevano disperatamente.
“Hanno abbattuto le nostre case! Stanno distruggendo l’intero ecosistema, ma noi li fermeremo!-
Gli scoiattoli avevano messo anche un cartello con su scritto “NON ABBATTETE I NOSTRI ALBERI, SONO IMPORTANTI PER NOI MA ANCHE PER L’AMBIENTE”.
I ragazzi vollero realizzare una manifestazione per vietare a quel “mostro” di cemento di essere costruito lì, in quello spazio verde. Alla manifestazione parteciparono numerosi cittadini, allora l’azienda non fu più costruita in quel bosco.
I cittadini nel corso degli anni impararono a rispettare l’ambiente e tutto migliorò.
Questa favola ci insegna che :” L’amore finisce dove muore un albero, dove l’acqua è inquinata”.
Benedetta ed Enrico
PLASTIC FREE
Una giornata di piena estate, Marco,Arianna e Thomas vedono un volantino su cui c’è scritto che sarebbe iniziato un progetto organizzato dal gruppo scout del loro paese.
Così si recano al punto d’incontro dove sono radunati molti partecipanti.
Chiedono a che spiaggia sarebbero andati e proprio in quell’istante arriva il pullman. Il viaggio fu breve ma intenso per l’organizzazione della squadra. Arrivati sulla spiaggia, videro sulla riva del mare un gruppo di animali marini, una tartaruga, dei delfini e altri pesci.
La tartaruga coraggiosa si girò e disse: “Ciao ragazzi, che ci fate qui?”.
I ragazzi in coro risposero: “Siamo venuti per pulire la spiaggia, volete aiutarci?”
Il delfino bisbigliò: “Andiamo, andiamo, l’unione fa la forza! Ripuliamo il nostro mare!
Così tutti insieme, muniti di sacchetti e guanti, iniziarono a raccogliere i rifiuti sparsi un po’ ovunque. La rana pescatrice volle dare il suo contributo, così chiese alle simpatiche alici di riempire la sua grande bocca di rifiuti che lei poi avrebbe trasportato. Così le alici fecero tanti viaggi per portare tanti rifiuti nella bocca della rana pescatrice.
I ragazzi si organizzano per andare su quella spiaggia anche nei giorni successivi e Eleonora, con la sua bellissima voce annunciò: “Ragazzi e ragazze il nostro traguardo è pulire la spiaggia entro due settimane.”
Così tutto il resto del gruppo in coro rispose: “E’ un’ottima idea, l’unione fa la forza!”
Giorno dopo giorno, completarono il loro grandioso progetto. L’ultimo giorno, anche se stanchi per il lavoro svolto, i ragazzi andarono in spiaggia e notarono la grandissima differenza: la spiaggia era libera dai rifiuti, il mare era limpido e libero da bottiglie galleggianti. Non c’era neanche una traccia di plastica e così, felici di aver pulito tutto, fecero un fantastico bagno con tuffi, capriole e tanti schizzi d’acqua. La cosa divertente fu stare insieme alla tartaruga marina e ai suoi amici che finalmente potevano nuotare in acque libere dai rifiuti.
DIFENDERE L’AMBIENTE E’ UN DOVERE VERSO LA VITA.
Arianna, Marco V. e Thomas
AIUTIAMO MADRE NATURA PER UN TERRA PIU’ SICURA
Tre ragazzi uscirono di casa, incuriositi dai rumori provenienti da un vicolo. Quando entrarono nel vicolo trovarono un piccolo gattino sommerso dai rifiuti, che frugava in un enorme cumulo di immondizia e decisero di prenderlo in cura.
Giorni dopo uscirono per fare una passeggiata insieme al gattino e in un parco trovarono un cane vicino a dei cassonetti e decisero di adottare anche lui. Avevano notato che la città era sporca, rifiuti abbandonati dappertutto e strade in cui si sentiva un’aria maleodorante. Così decisero di ribellarsi e protestare contro l’abbandono dei rifiuti.
Dopo un paio di settimane i ragazzi riuscirono a convincere altra gente a protestare e a raccogliere i rifiuti correttamente.
Tutti i cittadini, invece di cacciare gli animali randagi iniziarono ad ospitarli e a prendersene cura. Una mattina i ragazzi decisero di andare al parco con i loro animali. Il gatto iniziò a correre in un prato e quando si fermò i ragazzi videro un povero gabbiano che piangeva disperatamente:- Ho perso la mia compagna- disse loro- sono tanti giorni che la cerco.- I ragazzi si offrirono di aiutarlo e quando la ritrovarono, con le ali sporche di una sostanza nera oleosa, capirono che quello era petrolio. La cosa di cui si meravigliarono, però, fu che la città da quel momento diventò come nelle favole, di uno splendore immenso: cassonetti dove la gente faceva la raccolta differenziata, strade e parchi ordinati, spiagge libere dai rifiuti e aria pulita. Era una rinascita.
Si scoprì che quel gabbiano era Madre Natura, che si era manifestata così perché chiedeva aiuto agli uomini. Quel cane e quel gatto erano due dei suoi doni più importanti che lei aveva mandato agli uomini affinché capissero cosa stava accadendo sulla Terra.
La morale di questa favola è che Madre natura ci ha dato tanti doni, adesso tocca a noi salvarla e proteggerla.
Carmen e Marco L.
UN MARE INQUINATO
Sono una medusa che vive in un mare inquinato, che non viene piu’ curato da molto tempo.
Lo stesso mare che sfama gli uomini da decine di migliaia di anni!
E’ una grande mancanza di rispetto e non solo per il mare, che soffre perché gli uomini gettano la plastica in acqua, trivellano il mare per estrarre il petrolio, scaricano elementi chimici e praticano la pesca intensiva.
Ma anche una mancanza di rispetto verso i loro figli perche’ se i pesci muoiono e il mare è pieno di schifezze di vario genere,questo ecosistema collasserà e non moriremo solo noi pesci ma anche altri animali che di essi si cibano, come loro, peraltro!
Ieri mi è capitato di vedere un pesce che nuotava e visto che avevo fame volevo mangiarlo. Che c’è,è la mia natura!
Purtroppo mi confusi con una sigaretta e se l’avessi mangiata sarei morta. E’ una cosa incredibile come l’uomo stia distruggendo in modo così veloce il mare.
Decisi che era tempo di parlarne con i miei amici…
Li convocai e dissi al pesce pagliaccio: “Dobbiamo intervenire, la nostra casa è troppo inquinata, non se ne può più ! ”
Il mio amico pesce rispose: “Hai ragione, purtroppo ho dovuto trasferirmi tantissime volte perché le mie case, che naturalmente sono dei coralli, sono tutti morti a causa del riscaldamento dei mari”.
Io gli proposi di andare a parlarne con lo squalo però noi eravamo un pò indecisi nel farlo perché lui era il più forte dei pesci ed era anche molto cattivo.
Chissà perché mi ricorda il carattere dell’uomo.
Mentre lo cercavamo, lo vedemmo incastrato in una rete che lo stava trascinando su una barca!
Anche il più forte pesce dei mari non può resistere alla cattiveria degli uomini.
Andammo così da soli a parlare con gli uomini, con grande paura. Proprio su quella spiaggia io ero più a rischio del mio amico dal momento che gli uomini mi odiano perché, quando mi toccano, si bruciano a causa dei miei tentacoli urticanti e mi buttano sulla sabbia ingiustamente.
Sono fatta così, non l’ho deciso io.
Decisi di andare anche io perché non era giusto che solo il mio amico pesce rischiasse la vita.
All’inizio gli uomini erano spaventati ma poi si calmarono.
“Per favore”, dicemmo loro, “aiutateci, abbiamo bisogno che voi non inquiniate più i nostri mari perché muoiono pesci, coralli, alghe, addirittura l’intero ecosistema marino! Non moriremo solo noi ma moriranno anche i vostri figli per questo!”
Gli umani stupiti dissero che avrebbero preso provvedimenti. Così è nata l’Agenda 2030 che è un documento molto importante in cui sono stabiliti dei traguardi che riguardano il benessere della Terra e degli uomini che si spera siano raggiunti entro il 2030. Tra questi c’è anche quello per ridurre l’inquinamento dei mari, del suolo e dell’aria.
INSEGNARE AGLI ALTRI A RISPETTARE L’AMBIENTE E’ UNA STRADA PER UN MONDO MIGLIORE.
Giuseppe R.
UN TRIO SPECIALE…PERCHE’ UNITI SI VINCE
Nella foresta Amazzonica, in questo ultimo periodo scoppiano incendi e gli uomini abbattono alberi. Il bradipo Bea è molto preoccupata, allora avvisa il suo amico scoiattolo, Ciro. Ciro conferma quello che dice Bea: “Molti dei miei amici hanno perso la loro casa, dobbiamo fare qualcosa!” Prima di architettare un piano, chiamano Alice, che è una paladina dei boschi e già in altre situazioni è stata una loro fidata collaboratrice. Indagano sul perché di questa deforestazione. Scoprono che su quel terreno vogliono piantare la soia e, sfruttando le povere persone del posto (per pochi soldi), esportare questi prodotti all’estero. Un’altra causa è l’allevamento intensivo.
“Ho avuto un’idea!” esclama Ciro.
“Cosa? Dove? Come? Perché?” chiede vivacemente Bea.
“Possiamo… chiedere aiuto al WWF! In fondo, Alice, tu ne fai parte?!” dice Ciro.
“Non ci avevo pensato! Bravo Ciro!” ribatte la ragazza.
I tre amici fanno foto ai crudeli uomini per scoprire nei dettagli quello che stanno facendo, contattano il WWF e dopo pubblicano tutto sui social. Tutti i volontari del WWF intervengono contro la deforestazione di queste grandi aree boschive. Ottengono dei buoni risultati e per punizione gli uomini devono piantare nuovi alberi e ripulire tutti i terreni bruciati.
TUTTO QUESTO GRAZIE A UN TRIO SPECIALE: ALICE, BEA e CIRO.
Questa favola ci insegna che “Bisogna lasciare un mondo migliore di quello che si riceve perché la Terra ci appartiene.
Elisa e Nathalie
MICHELE, NEMO E IL MARE
Un giorno un pesce di nome Nemo vide delle bottigliette e dei bicchieri di plastica galleggiare nell’acqua e si accorse che proprio allora uno dei tanti ragazzi che affollava la spiaggia, Michele, ne aveva lanciata un’altra.
Così il pesce disse all’uomo: “Perché hai lanciato una bottiglia di plastica nell’acqua?” e Michele rispose: “A te cosa interessa se ho lanciato la bottiglia?”
“Mi interessa, perché inquini i mari uccidendo la mia specie! La Terra è già malata e voi uomini state peggiorando la situazione dei mari e degli oceani!”.
Michele, a queste parole, ribatté: “A me non interessa nulla dei mari, tanto io non ci vivo. Al limite faccio il bagno e poi torno a casa.”
Michele seccato se ne andò e mentre andava via sentì la voce di Nemo che gridava: “Sono sicuro che quando ti accorgerai di quello che sta succedendo ai mari te ne importerà eccome!”.
Michele, tornato a casa, doveva pulire il pesce che aveva comprato, così si rese conto che c’erano delle schegge simili a delle squame. Non era la prima volta che notava queste cose strane, ma non ci fece caso più di tanto. Quando tutto fu pronto pranzarono, ma il ragazzo si sentì male e solo allora capì che le macchie non erano squame ma residui di plastica. Allora Michele andò al mare da Nemo, si scusò di tutte le cose che aveva detto e gli promise che non avrebbe più inquinato i mari lasciandovi plastica e lattine.
Da quel giorno il ragazzo cominciò a prestare attenzione a tutti gli oggetti di plastica che trovava sulle spiagge e si impegnò con i suoi amici a ripulire anche tutti i boschi dai rifiuti che l’uomo lasciava per terra senza pensare alle conseguenze.
La favola insegna all’uomo che SE AIUTIAMO LA TERRA A GUARIRE, GUARIREMO NOI STESSI.
Chiara e Francesco
Published: May 2, 2022
Latest Revision: May 2, 2022
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