by samuele pesce
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A mezzanotte i cimiteri non sono mai simpatici, ma quello di cui sto per
parlare metteva davvero i brividi: il vento fischiava furioso tra le lapidi storte
delle tombe e le lunghe ombre degli alberi facevano davvero paura.
Si intravedevano un paio di fiaccole in fondo, sul muro che cingeva il camposanto.
Il cuore batteva sempre più forte: all’improvviso si fermò
un’ombra sulla parete … lugubre e terrificante. Le lapidi si muovevano e con
la luce delle fiaccole cambiavano colore. M’addentrai con un deciso senso di
inquietudine; davanti a un piccolo prato recintato da una staccionata di ferro
battuto c’era una tomba apparentemente uguale alle altre, ma un particolare
stonava terribilmente: accanto al nome del “proprietario” della lapide e alla
sua data di nascita e morte si trovava un altro nominativo, femminile, ma il
giorno del decesso non era registrato. La tomba era aperta come se
attendesse qualcosa. “Finché morte non vi separi?” pensai.

Il cimitero era
deserto: mi guardavo continuamente alle spalle, convinto di aver intravisto
qualcuno passare velocemente tra le tombe. Una voce mi intimò di
andarmene: “La tomba vuota è la mia: vattene!”. Un’eco sibilante mi entrò
nelle orecchie, fino a rendermi frastornato

Pensai all’accaduto: chi mai
avrebbe potuto desiderare una tomba vuota? Forse una persona che aveva
voluto tanto bene all’amato coniuge da non aspettar altro di raggiungerlo. O,
forse, si trattava di uno “zombie”. Corsi a cercare l’uscita, riproponendomi di
non tornare mai più in quel luogo

Published: May 2, 2022
Latest Revision: May 2, 2022
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