by Lorenzo Riggio
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Il Paradiso :
La Struttura:
Il Paradiso è la terza delle tre cantiche che compongono la Divina Commedia di Dante Alighieri, dopo l’Inferno e il Purgatorio. Nella sua Epistola XIII Dante dedicò la cantica a Cangrande della Scala.
La struttura del Paradiso è costruita sul sistema geocentrico di Aristotele e di Claudio Tolomeo: al centro dell’universo sta la Terra, nella regione sublunare, e intorno ad essa nove sfere concentriche, responsabili del movimento dei pianeti. Mentre l’Inferno è un luogo presente sulla Terra, il Paradiso è un mondo immateriale, etereo, diviso in nove cieli: i primi sette prendono il nome dai corpi celesti del sistema solare (nell’ordine Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno), gli ultimi due sono costituiti dalla sfera delle stelle fisse e dal Primo mobile. Il tutto è contenuto nell’Empireo.
Il rapporto tra Dante e i beati è molto diverso rispetto a quello che il poeta ha intrattenuto con i dannati e i penitenti: tutte le anime del Paradiso, infatti, risiedono nell’Empireo, e precisamente nella Candida Rosa, dal quale essi contemplano direttamente Dio; tuttavia, per rendere più comprensibile al viaggiatore l’esperienza del Paradiso, le figure gli appaiono di cielo in cielo, in una precisa corrispondenza astrologica tra la qualità di ogni pianeta e il tipo di esperienza spirituale compiuta dal personaggio descritto: così, nel cielo di Venere appaiono gli spiriti amanti, e in quello di Saturno gli spiriti contemplativi e via dicendo.
All’ingresso del Paradiso terrestre, situato sulla cima della montagna del Purgatorio, Virgilio, che secondo l’interpretazione figurale rappresenta la Ragione, scompare (Purgatorio, canto XXX) e viene sostituito da Beatrice, raffigurante la Grazia della fede, la Teologia. Ciò simboleggia l’impossibilità per l’uomo di giungere a Dio per il solo mezzo della ragione umana: sono necessari uno scarto intuitivo e un diverso livello di “ragione divina” (ossia di verità illuminata), rappresentati appunto dall’accompagnatrice. Successivamente, a Dante si affiancherà una nuova guida: Beatrice lascia maggiore spazio a san Bernardo di Chiaravalle, pur restando presente e pregando per il poeta nel momento dell’invocazione finale del santo alla Madonna. La Teologia (Beatrice) non è sufficiente per elevarsi alla visione di Dio, alla quale si può giungere solo attraverso la contemplazione mistica dell’estasi, rappresentata allegoricamente da san Bernardo.
Le caratteristiche generali:
Nel Paradiso dimora l’eterna beatitudine: le anime contemplano la divinità di Dio e sono colme di grazia. Via via che Dante ascende, intorno a lui aumenta la luminosità, e il sorriso di Beatrice diviene sempre più abbagliante. Dante arriverà a vedere Dio e a contemplare la Trinità grazie all’intercessione della Madonna invocata da San Bernardo, ultima guida di Dante negli ultimissimi canti del Paradiso. Durante il viaggio in Paradiso Dante affronta molte questioni filosofiche e teologiche spiegandole sulla base del saper medievale.
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Gli angeli delle gerarchie si suddividono in tre sfere di tre cori (o ordini) ciascuno, secondo la dottrina già abbozzata da Paolo di Tarso (Efesini 1, 21; Colossesi 1, 16) e poi definita da Pseudo-Dionigi Areopagita, filosofo neoplatonico del V secolo, nella Gerarchia celeste. I tre ordini superiori rivolgono lo sguardo direttamente a Dio, e vivono completamente immersi in Lui. Sono Serafini, angeli il cui atto è solo amore; i Cherubini che sussistono nella conoscenza; i Troni la cui caratteristica consiste nella partecipazione attiva all’altissima presenza di Dio. Seguono le Dominazioni, le Virtù, le Potestà: la loro esistenza si attua nella collaborazione, attraverso la contemplazione e l’amore, al piano di Dio. Gli ultimi tre cori, Principati, Arcangeli e Angeli, vivono partecipando dell’atto stesso divino che crea e regge il mondo, al divenire del cosmo e alla storia dell’uomo. Gli angeli sono anche messaggeri di Dio di cui Egli si serve per agire nel mondo. Secondo un’antichissima dottrina le intelligenze angeliche muovono le sfere celesti, poiché il primo effetto dell’azione divina è l’anelito verso di Lui, consistente nel movimento, e questo si attua nel circolo che è forma di eternità. La sfera più esterna gira più rapidamente poiché più vicina all’empireo, il luogo dove risiede Dio (Paradiso XXVII, 109-117).
I Canti:
I canti che abbiamo studiato quest’anno sono:
Canti I, III, VI, XI, XV, XVII, XXX, XXXI , XXXII, XXXIII
Ora procederemo a vederli in breve:
Canto I:
Il canto dell’ascesa al cielo;
Tempo: giovedì 30 marzo 1301 (mercoledì 13 aprile 1300),mezzogiorno
Luogo: Paradiso terrestre , sfera del fuoco
Personaggi: Dante, Beatrice.
Canto III:
Il canto di Piccarda Donati
Tempo: giovedì 30 marzo 1301 (mercoledì 13 aprile 1300),non specificato (dopo pasqua)
Luogo: Cielo primo : Luna
Personaggi: Dante, Beatrice, Piccarda Donati, Costanza d’Altavilla
Canto VI:
Il canto di Giustiliano;
Tempo: giovedì 30 marzo 1301 (mercoledì 13 aprile 1300),non specificato (dopo pasqua)
Luogo: Cielo secondo, Mercurio
Personaggi: Dante, Beatrice, Giustiniano, Romeo di Villanova.
Canto XI:
Il canto di San Francesco,
Tempo: giovedì 30 marzo 1301 (mercoledì 13 aprile 1300),non specificato (dopo pasqua)
Luogo: Cielo quarto, Sole
Personaggi: Dante, Beatrice, San Tommaso D’Aquino, San Francesco
Canto XV:
Il canto di Cacciaguida,
Tempo: giovedì 30 marzo 1301 (mercoledì 13 aprile 1300),non specificato (dopo pasqua)
Luogo: Cielo quinto, Marte
Personaggi: Dante, Beatrice, Cacciaguida
Canto XVII:
Il canto dell’esilio e della missione di Dante,
Tempo: giovedì 30 marzo 1301 (mercoledì 13 aprile 1300),non specificato (dopo pasqua)
Luogo: Cielo quinto, Marte
Personaggi: Dante, Beatrice, Cacciaguida
Canto XXX:
Il canto della rosa dei beati,
Tempo: giovedì 30 marzo 1301 (mercoledì 13 aprile 1300),non specificato (dopo pasqua)
Luogo: Cielo nono, Primo mobile o Cristallino
Cielo decimo, Empireo
Personaggi: Dante, Beatrice
Canto XXXI:
Il canto di San Bernardo,
Tempo: giovedì 30 marzo 1301 (mercoledì 13 aprile 1300),non specificato (dopo pasqua)
Luogo: Cielo decimo, Empireo
Personaggi: Dante, Beatrice, San Bernardo, la vergine Maria
Canto XXXII:
Il canto della disposizione dei beati in Paradiso,
Tempo: giovedì 30 marzo 1301 (mercoledì 13 aprile 1300),non specificato (dopo pasqua)
Luogo: Cielo decimo, Empireo
Personaggi: Dante, San Bernardo, la vergine Maria, Beatrice, Rachele, Sara , Rebecca, Giuditta, Ruth, San Giovanni, Battista, San Francesco, San Benedetto, San Pietro, e altri…
Canto XXXIII:
Il canto della visione di Dio:
Tempo: giovedì 30 marzo 1301 (mercoledì 13 aprile 1300),non specificato (dopo pasqua)
Luogo: Cielo decimo, Empireo
Personaggi: Dante, Beatrice, San Bernardo, la vergine Maria, la Trinità divina

Canto XXXIII:
Esaminiamo il canto 33 più nello specifico;
Introduzione:
Il canto XXXIII del Paradiso è l’ultimo canto dell’intero poema: ci troviamo nell’Empireo, la sede dei beati, e siamo alla mezzanotte del 15 aprile del 1300.
Il canto di apre con l’invocazione alla Vergine, in cui San Bernardo (guida di Dante dal XXXI al XXXIII canto del Paradiso), chiede che il poeta possa alzare lo sguardo a Dio per comprenderne il mistero; la visione della Trinità, che il poeta si sforza di spiegare in maniera intellegibile, il soddisfacimento completo della sua sete di conoscenza. Si conclude così il cammino di redenzione individuale e il grandioso affresco della società del suo tempo iniziato nel primo canto dell’Inferno.
Riassunto:
Il canto si apre con la preghiera alla Vergine (vv. 1-39) che San Bernardo innalza a Maria, intercedendo per Dante affinché possa assistere alla mirabile visione di Dio. I primi versi (vv. 1-21) sono dedicati all’inno di lode alla Vergine, a cui seguono (vv. 22-39) quelli dedicati alla preghiera di intercessione per Dante così che il poeta abbia la possibilità di alzare lo sguardo sino a Dio, senza perdere l’uso delle facoltà umane (vv. 35-36: “conservi sani, dopo tanto vedere, i suoi affetti”); il Santo chiede inoltre che la Vergine liberi Dante dalle ultime passioni materiali, così che sia pronto al solenne momento; e a questa preghiera si associano anche tutti gli altri beati presenti, tra cui Beatrice (vv. 38-39).Maria ha accolto benevolmente la preghiera di San Bernardo ed intercede per il poeta volgendo lo sguardo a Dio (vv. 40-45). Dante, colmo di ardore di conoscenza e di inesprimibile felicità, volge lo sguardo verso l’alto cercando di vedere, scorgere e penetrare la luce divina. Il poeta si sforza qui di ricordare e riprodurre le ineffabili sensazioni e l’indicibile mistero cui ha avuto accesso: si passa dalla percezione dell’unità dell’Universo in Dio (vv. 76-108), alla spiegazione del dogma della Trinità (vv. 109-126) fino al mistero dell’Incarnazione (vv. 127-138). I versi finali del canto (vv. 139-145) sono dedicati all’istante in cui Dante raggiunge il massimo appagamento attraverso un’improvvisa folgorazione, che, grazie all’intercessione della grazia divina, gli permette comprendere la verità e di penetrare completamente la luce divina: una volta compreso il Vero, la visione scompare e termina il canto, nell’armonia de “l’amor che move il sole e l’altre stelle”.
Personaggi:
San Bernardo di Chiaravalle
Bernardo – chiamato successivamente Doctor Mellifluus (mellifluus in latino significa “dolce come miele”), nacque nel 1090 a Fontaines-le-Dijon e morì a Clairvaux nel 1153. Viene considerato il secondo fondatore dell’ordine dei Cistercensi, che da Bernardo in poi vennero chiamati anche Bernardini. Bernardo apparteneva ad una famiglia nobile borgognese, fu educato dai canonici regolari e nel 1112 entrò nell’abbazia di Cîteaux; solo tre anni dopo Santo Stefano Harding lo invitò a fondare il monastero che assumerà il nome di Clairvaux (“clara vallis”, italianizzato in Chiaravalle), di cui Bernardo fu abate fino al momento della sua morte.
Bernardo si mosse per tutta l’Europa per esercitare la sua influenza politica e religiosa in ambiente sia ecclesiastico sia politico, e fu autore molto prolifico: abbiamo infatti lettere, sermoni, trattati ascetico-mistici, monastici, liturgici, dogmatici, agiografici. Si occupò anche di temi politici, formulando la “dottrina delle due spade”, in cui si trattava del potere spirituale e di quello temporale, che Bernardo assegnava entrambi alla Chiesa, di cui stabiliva la superiorità rispetto all’Impero, cui l’istituzione ecclesiastica trasmetteva il diritto di amministrare il mondo terreno.
Bernardo, da un punto di vista filosofico, sostenne la cooperazione tra la volontà e la grazia per la santificazione dell’uomo, che può avvenire solo grazie alla mediazione di Cristo tramite l’umiltà e l’amore. Al centro delle sue opere (dal De laudibus Virginis Matris e Meditazione sopra il pianto di Nostra Donna) centrale è pure l’esaltazione della figura e del ruolo della Vergine, considerata come colei che è la mediatrice universale della grazia.
Il Canto può essere quindi distinto in sei momenti:
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Vv. 1-39: L’invocazione alla Vergine di san Bernardo.
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Vv. 40-66: Intercessione della Vergine e inizio della visione divina.
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Vv. 67-108: Invocazione di Dante a Dio e visione dell’Unità dell’Universo.
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Vv. 109-126: Dante vede i tre cerchi, metafora del mistero trinitario.
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Vv. 127-138: Dante vede una figura umana nel secondo cerchio, metafora dell’incarnazione divina.
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Vv. 139.145: Estasi mistica di Dante.

Figure retoriche del Canto XXXIII del Paradiso:
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Vv. 1-2, figlia … creatura: Il ritratto evocativo della Vergine si costituisce attraverso l’uso della figura retorica delle antitesi, in cui vengono accostati termini dai significati contrastanti.
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V. 8, etterna pace: è parafrasi per intendere il Paradiso.
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V. 12, speranza … vivace: metafora in cui la generosità con cui la Vergine dispensa carità tra i mortali è paragonata ad una fontana.
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V. 15, volar sanz’ali: metafora secondo cui il desiderio necessita di ali per essere soddisfatto.
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V. 22, infima lacuna: perifrasi per indicare l’Inferno.
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V. 25, supplica a te: si tratta di un latinismo nel senso che il verbo ha una costruzione alla latina, cioè regge il dativo ‘a te’.
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V. 27, l’ultima salute: perifrasi per indicare Dio.
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V. 33, sommo piacer: perifrasi per indicare la visione di Dio.
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V. 40, Li occhi … Dio: perifrasi per indicare lo sguardo di Maria.
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V. 43, l’etterno lume: perifrasi per indicare Dio.
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V. 46, fine … disii: perifrasi per indicare Dio.
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V. 67, somma luce: perifrasi per indicare Dio.
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V. 72, futura gente: perifrasi per indicare tutti coloro che leggeranno il poema di Dante dopo la sua morte.
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V. 78, aversi: latinismo ricavato dal verbo latino ‘avertere’ cioè ‘distaccare’.
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Vv. 86-87, legato … squaderna: metafora in cui Dante descrive di aver visto come tutte le componenti dell’Universo, che all’occhio umano sembrano autonome e disgiunte, nella visione divina gli sono invece apparse unite, come un libro in cui sono rilegate tutte le pagine.
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V. 89, conflati: latinismo derivato da ‘conflare’ che in latino significa, appunto, ‘fusione’.
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V. 135, indige: latinismo derivato da ‘indegere’ che in latino significa ‘aver bisogno di’ qualcosa.
Dante e la visione di Dio:
Il Canto I del Paradiso, che ha naturalmente una sorta di funzione proemiale rispetto all’intera Cantica, si apre con una serie di reiterazioni tramite le quali il poeta comunica che quanto sta per raccontare in questa terza ed ultima parte del suo viaggio è difficile da esprimere a parole, attraverso il filtro della razionalità, com’è difficile ripetere ciò che si vede salendo al cielo (cfr Par I, 5-6) o raccontare l’esperienza del superamento della condizione umana (cfr. Par. I, 70-71 ‘Trasumanar significar per verba / non si poria’). Il Paradiso è senz’altro il luogo più misterioso attraversato dal Dante/viaggiatore perché, abbandonati luoghi dove ancora lo corporeità era la misura delle pene o della penitenza delle anime, egli si addentra in un ambiente dove le anime diventate completamente eteree; nel Paradiso Dante si addentra nei misteri della Fede fino ad un punto in cui la ragione, pur supportata dalla sapienza della Teologia, non riesce ad arrivare: le ultime verità, infatti, sono conoscibili solo tramite l’intuizione e l’estasi mistica. Il tema dell’inconoscibilità pervade infatti tutta la seconda parte del Canto in cui, dopo aver ottenuto il tacito assenso della Vergine, Dante fissa il suo sguardo in alto e comincia a guardare nell’Infinito divino. Dopo aver visto come tutti gli elementi del creato, apparentemente disconnessi, siano in realtà tutti intimamente collegati tra loro (vv. 86-89) arriva ad approcciarsi ai più mistici misteri della dottrina cristiana: il mistero trinitario e a quello dell’Incarnazione di Cristo, il narratore ripete il tema della scarsità delle sue parole di fronte alla grandiosa visione che pure vorrebbe descrivere. Egli, infatti, dapprima vede tre cerchi di eguale misura e diversi colori: il secondo sembra un riflesso del primo (a simboleggiare la contemporanea differenza ed unità tra il Padre ed il Figlio) mentre il terzo li avvolge entrambi come fosse una sorta di fiamma (simbolo dello Spirito Santo). Poi scorge una figura umana nel secondo cerchio, visibile nonostante sia dello stesso colore del cerchio stesso e, mentre cerca di capire quello che vede viene rapito da un’estasi mistica che dura un tempo indefinito e che non può descrivere, se non per il fatto che sente che ormai la sua mente è governata dal volere divino. L’impossibilità di narrare a parole è intimamente connessa con l’uso della parola come esercizio intellettuale, che necessita quindi del filtro della razionalità per essere affrontato. La ripetizione di questo tema sottolinea ed esalta la difficoltà dello sforzo che il Dante/narratore si sta accingendo a compiere, e della sostanziale incomunicabilità del segreto divino, che può essere conosciuto solo tramite l’intuizione sostenuta dalla Teologia, che poi è il valore allegorico che è sempre stato attribuito alla figura di san Bernardo, ultima guida del poeta nel suo viaggio ultraterreno.

Lavoro a cura di: Riggio Lorenzo
Classe: V A

Published: May 27, 2022
Latest Revision: May 27, 2022
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