La bambola assassina nell’ obitorio

by nicholas stoppani

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La bambola assassina nell’ obitorio

  • Joined May 2022
  • Published Books 2

Una notte io e alcuni miei amici andammo a fare un
giro per la città, quando vedemmo questo edificio
grandissimo con le luci spente e solo una luce
all’ingresso che continuava a lampeggiare.
Io e i miei amici decidemmo di entrare, vedendo un
grande cancello, tutto arrugginito. Appena superato il
cancello vedemmo un cartello con la scritta
OBITORIO.

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Da quel momento era partìartita l’adrenalina.
Ci avvicinammo alla porta di ingresso.
C’era un vento fortissimo, quindi per ripararci
entrammo dentro a quel edificio.
Sentivamo dei rumori che provenivano dal secondo
piano quindi decidemmo di salire.

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Più salivamo più i rumori aumentavano: erano dei
tonfi forti che non riuscivamo a spiegarci.
Tokio ha iniziato a dire che dovevamo tornare a casa
perché si stava facendo troppo tardi. Anche se non
voleva ammetterlo, era terrorizzato!

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Ma il resto del gruppo gli diceva che non era niente di
che, quindi decise di restare con noi.
All’improvviso si intravide una luce apparire tra due
camere dell’ obitorio, ma si spense subito. A quel
punto decidemmo di andare proprio in quella stanza.
La porta si aprì da sola, come se sapesse già che noi

volevamo entrare. Vedemmo questa sedia marrone,
vecchia e sicuramente scomoda. Seduta su questa
sedia c’era una bambola con gli occhi strabici, dal
colorito bianco cadaverico, con pochi capelli, come
se gli altri fossero caduti da soli. Un mio compagno
prese questa bambola in braccio e se la portò in giro
per tutto l’obitorio. Ci sembrava di essere seguiti da
qualcuno.

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Ogni volta che ci giravamo per vedere chi c’era dietro
di noi la bambola si girava dall'altra parte.
Stavamo camminando nell’ obitorio quando la
bambola ad un certo punto prese vita e morse il mio
compagno. Gli uscì un sacco di sangue dalla ferita.
Io la lanciai per terra e scappammo per trovare una
via d’uscita. Tutte le porte adesso erano bloccate!
tutte serrate con un lucchetto di ferro e con delle
catene di piombo! Ma chi le aveva chiuse?
Noi sapevamo soltanto che c’era una bambola
pericolosissima. A quel punto stavamo cercando un
posto per stare al sicuro ma non avevamo neanche
più luce perché la torcia di Tokyo si era scaricata.
Dovevamo fermare anche l’emorragia del nostro
compagno perché gli stava uscendo davvero tanto
sangue. Non sapevamo cosa fare. Lui non ce la
faceva più, il dolore era troppo forte! Volevamo
gridare ma dovevamo restare tutti in silenzio prima
che la bambola ci sentisse. Il nostro compagno morì

lì per terra, con tutto il sangue che gli ricopriva tutto il
corpo.

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Qualcuno mi dava dei colpi sulla spalla, mi girai
lentamente, pensando fosse Tokio. Ma era la
bambola con un coltello in mano e un macete pieno
di sangue.
Per fortuna riuscii a scappare.
Cercavo di capire dove fossero finiti gli altri ma
intorno a me vedevo solo un buio pazzesco. Ad un
certo punto pensai di essere uscito dall’edificio e che
si fosse messo a piovere, perchè iniziai a sentire
delle goccioline. Mi ricordai di avere un accendino in
tasca. Quando lo accesi vidi che non si trattava di
acqua ma di sangue. C’era sangue ovunque! Vidi la
testa di Tokio staccata dal corpo e senza un occhio.
In quel momento compresi che sarei morto anch’io in
quella notte.

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Ma avevo ancora la speranza di trovare l’altro mio
compagno vivo.
Cercai qualcosa per fare più luce ma era impossibile.
Cercai una scorciatoia, una via d’uscita per scappare
da quel posto orribile e terrificante.
Non sapevo davvero più cosa fare e quando sentii
quella bambola maledetta sempre più vicina, per far
sì che non mi uccidesse presi un coltello da terra e
mi accoltellai da solo ripetutamente. Tagliai le dita, le
gambe, la gola…

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