La riforma protestante

by Fracca Dario

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La riforma protestante

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May 2020
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    Cause della riforma protestante

In più circostanze era stato chiesto alla chiesa cattolica un concilio ecumenico per riorganizzare le cose ma la chiesa rimandò sempre fino a che non divenne assolutamente necessario. La riforma fu fatta anche in risposta a questa esigenza.
La riforma protestante non si afferma improvvisamente, tra i suoi prosecutori si possono riconoscere:
•    San Francesco e in generale tutti i movimenti pauperistici.
•    Luigi pulci che scrive un poema cavalleresco in cui contrasta (il Morgante) la Chiesa, grazie alla protezione di Lorenzo il magnifico.
•     Jean Hus, un sacerdote boemo che critica le gerarchie ecclesiastiche dicendo che non rispecchiano le idee di Dio.
•    Paolo Giustiniani e Pietro Quirini, due veneziani che affermano nel Libellus ad Leonem X che tutti gli ecclesiastici di Venezia dovevano essere giudicati da tribunali laicie non da corti ecclesiastiche.
Tutto ciò precedette Lutero o gli fu contemporaneo. Lutero si distingue dai suoi precedenti perché rimette in discussione anche i dogmi della fede e non solo le gerarchie ecclesiastiche.

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Martin lutero e la riforma protestante

La Riforma Protestante ha il suo inizio vero e proprio nel 1517 ad opera di Martin Lutero, ma possiamo definirla come il risultato di numerosi fattori politici, economici, religiosi e culturali risalenti ai secoli precedenti.
In Germania, fin dalla nascita dell’Impero (nel 962), si era creata una forte rivalità fra le due istituzioni-chiave dell’epoca: papato e impero; con il susseguirsi dei vari papi ed imperatori, tale rivalità si era via via aggravata, come testimoniò la lotta per le investiture.
La Chiesa era stata più volte bersaglio di pesanti critiche: ricordiamo quei movimenti, definiti “ereticali” (catari, valdesi, patarini ed altri ancora), che accusavano il clero di corruzione e chiedevano un ritorno ai valori originari della religione cristiana.

Nel XIV secolo anche John Wycliffe, seguito poi da Jan Huss, criticava fortemente la Chiesa e i suoi maggiori esponenti (il papa e i vescovi), ma entrambi furono condannati per eresia.

Anche la cattività avignonese, con lo spostamento della sede pontificia ad Avignone e a volte la presenza di due papi, aveva contribuito a mettere in crisi l’istituzione ecclesiastica.

 

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Le 95 Tesi di Martin Lutero

31 ottobre del 1517 Martin Lutero, monaco agostiniano e da tre anni professore di teologia all’università di Wittenberg (in Turingia), affisse sulla porta della chiesa del castello di questa città un documento con 95 tesi in cui criticava la prassi della vendita delle indulgenze e il ruolo delle autorità ecclesiastiche, in particolare del Papa. L’affissione di un tale documento avvenne di solito in vista di una pubblica assemblea in cui Lutero avrebbe difeso le proprie affermazioni, una prassi allora costume corrente nei centri universitari.

Alcuni storici sostengono invece che le 95 tesi furono inviate, in quel giorno, ai vescovi interessati e che furono diffuse solo dopo la mancata risposta dei vescovi. Comunque sia, non ci sono prove certe né per l’una né per l’altra versione dei fatti. Il 31 ottobre 1517 è, in ogni caso, ritenuto l’inizio della riforma protestante che avrebbe cambiato la faccia dell’Europa nei secoli a venire.

La vendita delle indulgenze:

Le 95 tesi riguardano soprattutto la vendita delle indulgenze, il ruolo e i poteri del Papa e il rapporto tra il credente e Dio. La vendita delle indulgenze era praticata dalla Chiesa di Roma per finanziare la costruzione della Basilica di San Pietro. I fedeli desiderosi di purificarsi potevano comprarsi, a seconda delle loro possibilità economiche, la remissione totale o parziale dinanzi a Dio dei loro peccati. Questa remissione poteva essere comprata sia per i vivi che per i defunti. In realtà, questa pratica diede luogo a ogni genere di abusi, di ricatti morali e di corruzione. E oltre alla chiesa di Roma, erano alla fine soprattutto i Fugger, i ricchissimi banchieri di Augsburg, a guadagnare dalle ingenti somme di denaro raccolte in questa maniera. La ribellione contro questa pratica costituì uno dei punti di partenza di Martin Lutero per chiedere riforme e, quando non furono concesse, per rompere definitivamente con la chiesa di Roma.

Dato che nel ‘500 religione e potere politico erano fortemente intrecciate, la spaccatura religiosa e la reazione della chiesa di Roma portarono inevitabilmente anche a una spaccatura politica profonda e molto dolorosa, con più di una guerra tra le opposte fazioni che spesso usavano la religione solo per portare avanti scopi ben più “terreni”.

Le 95 tesi di Lutero

Le 95 tesi di Martin Lutero  che diedero inizio alla riforma protestante.

L’importanza delle 95 tesi:

Molte delle 95 tesi possono sembrare dei cavilli teologici, ma la forza dirompente che ebbe questo documento sta soprattutto nei passaggi in cui Lutero nega al Papa e ai sacerdoti un ruolo di intermediazione tra i fedeli e Dio, e nelle tesi con cui negò loro di concedere ciò che, secondo Lutero, solo Dio poteva concedere

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La Riforma Protestante e la sua diffusione in Europa

La Germania era infatti in piena crisi, Carlo V, impegnato contro la Francia e i Turchi, non controllava più i principi tedeschi, che quindi non esitarono ad appoggiare la Riforma per ottenere una maggiore autonomia da Roma e dall’imperatore.
Non mancarono di unirsi ai protestanti nemmeno i cavalieri, allettati dall’idea di potersi arricchire impossessandosi delle antiche proprietà della Chiesa Cattolica.
Ma al quadro fornito finora manca la tessera più importante: l’adesione alla Riforma dei contadini oppressi, che vedevano in Lutero la speranza del grande cambiamento, che desideravano già da lungo tempo.
Non bisogna però credere che Lutero impegnò mai il suo tempo per diffondere il Vangelo tra i poveri…
Lui insegnava ai giovani e ai dotti che giungevano a Wittenberg, non andava per le strade alla ricerca dei fedeli, questi giungevano a lui.

CONSEGUENZE DELLA RIFORMA PROTESTANTE IN EUROPA

Come fu possibile quindi la diffusione delle sue idee in ogni angolo della Germania?
E’ semplice, grazie ai profeti e alla stampa.
Come ben emerge nel romanzo “Q” di Luther Blisset infatti, coloro che più di tutti si impegnarono nell’opera di conversione del popolo furono i profeti.
Diffondere le nuove idee per le campagne non fu per questi predicatori troppo difficile.
Annunciavano al popolo ciò che questo voleva sentirsi dire; predicavano un ritorno alle origini e un’utopica società giusta senza signori nè sudditi.
Il consenso popolare fu enorme e non mancò di accrescere ancora di più, quando qualcuno, come Thomas Muntzer, legò agli ideali religiosi anche quelli politici.

DIFFUSIONE RIFORMA PROTESTANTE IN EUROPA

La diffusione della Riforma non mancò quindi di suscitare anche delle forti ribellioni come la famosa rivolta dei contadini, guidata da Thomas Muntzer, e quella della città di Mùnster provocata dagli anabattisti. I contadini non avevano paura di combattere e di ribellarsi ai potenti, perchè non avevano nulla da perdere e se avessero avuto un pò più di organizzazione per i signori tedeschi sarebbe stata davvero dura.
I profeti inoltre fornivano loro la certezza della salvezza dopo la morte, rendendoli così ancora più agguerriti.
In breve tempo l’intera Germania fu, per così dire, Riformata e questo grazie anche alla stampa.
Il tasso di analfabetismo era senza dubbio assai elevato, per questo, oltre al testo biblico tradotto in volgare, vennero diffusi moltissimi fogli volanti di propaganda.
Immagini dirette e semplici, che impressionavano e convincevano i contadini.
Anche le donne vennero coinvolte nella Riforma, come traspare nel romanzo “Q”, già richiamato, con l’esclusione però di quelle più colte, che non vedevano nella Riforma un modo per ottenere più libertà, ma solo un altro rischio di sottomissione agli uomini.
Non bisogna però credere che il fenomeno della Riforma  coinvolse solo la Germania, fu colpita infatti l’intera Europa.

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La controriforma

Dopo la rottura con il protestantesimo la Chiesa cattolica mette in atto un insieme di iniziative per la riconquista della centralità politico-religiosa e la riaffermazione della propria autorità. Le nuove congregazioni di chierici regolari che vengono fondate perseguono il rinnovamento interiore dello stato sacerdotale attraverso la preghiera, lo studio, la predicazione. Figure femminili diventano protagoniste nell’assistenza e nell’educazione cristiana. Laici irrequieti ma risoluti organizzano ospedali per i malati. In questo contesto la Compagnia di Gesù, fondata da Ignazio di Loyola nel 1539, rappresenta una proposta di autenticità cristiana di enorme successo e diffusione attraverso il rigore personale, lo studio teologico approfondito, l’introspezione spirituale, la vita di povertà e il servizio al pontefice.

Il momento culminante della volontà di riorganizzare e disciplinare la Chiesa cattolica è rappresentato dal concilio di Trento, i cui decreti condannano le tesi protestanti ed espongono la dottrina cattolica sulla Scrittura, il peccato originale, la giustificazione e i sacramenti. La vita ecclesiale viene riorganizzata con la promulgazione del Catechismo romano, con l’istituzione di seminari per la formazione del clero, con l’unificazione delle pratiche liturgiche. La custodia della dottrina è affidata più all’autorità di un magistero centrale infallibile e a una rigida disciplina che alla libera ricerca della verità, come indicano la costituzione della Congregazione dell’Inquisizione e dell’Indice dei Libri proibiti. Dal punto di vista teologico uno straordinario sviluppo ha la teologia controversistica, fondata sulla convinzione che l’interpretazione della Bibbia vada fatta alla luce della tradizione dei papi, dei Padri della Chiesa e dei concili, con lo scopo di contestare le tesi protestanti. Si assiste anche a una ripresa della scolastica, attraverso un “tomismo moderno” di scuola domenicana e la riflessione casistica sulla morale da parte dei gesuiti.

Nel complesso, con la  Controriforma  la Chiesa ne uscì più disciplinata e per questo
più potente. Il primato papale affermò con sempre maggiore fermezza la sua infallibilità
in materia di fede (fino al 1870) e il carattere monarchico della chiesa. Il tutto senza che
nessun rappresentante del mondo riformato vi prese mai parte.

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Il concilio di Trento

Trento fu scelta come sede del  Concilio  perché si trovava al confine tra l’Italia e l’Impero, e dunque per sottolineare la volontà di giungere a un compromesso con il mondo riformato. Ciò nonostante, nel corso di quasi vent’anni, a causa di sorgenti conflitti e incomprensioni,  il Concilio  ebbe una vita travagliata, piena di interruzioni e rinvii. Dal 1545 al 1563, tra le principali questioni affrontate vi furono quelle sulla riforma disciplinare e dottrinaria.

In ambito disciplinare vennero regolati i sinodi provinciali e diocesani, che dovevano tenersi a intervalli regolari e ravvicinati ed essere accompagnati da visite nelle diocesi.

 Per quanto riguarda le questioni dottrinali, il Concilio definì posizioni nettamente contrarie a quelle della Riforma protestante in merito alle Scritture e al ruolo esclusivo della Chiesa nell’interpretazione dei testi sacri, ribadì l’esigenza del culto dei santi, delle reliquie e il valore delle indulgenze.

In particolare si fissò il dogma del peccato originale che sarebbe stato cancellato dal battesimo scavando così un solco incolmabile e definitivo tra cattolici e protestanti e condannando al dunque il principio luterano della giustificazione per la sola fede e affermando il valore del libero arbitrio.

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