Artwork from the book - LE AVVENTURE DEL GRUPPO #DIGITPASCAL by Maria Ramazzotti - Ourboox.com
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LE AVVENTURE DEL GRUPPO #DIGITPASCAL

by Maria Ramazzotti

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Una recente ricerca pubblicata nell’«Italian Journal of sociology of Education» documenta l’uso che delle ICT (Internet Comunication Tecnologies), TIC nella traduzione italiana, da parte dei docenti. Un campione di 1280 soggetti (il 2,98% di coloro che sono stati contattati via email) ha risposto a un questionario a risposta multipla incardinato intorno a quattro nuclei tematici: “cambiare l’approccio alle TIC nell’educazione” che sostanzialmente misura la volontà del docente di usare le TIC o la disponibilità a essere soggetto a un percorso di formazione specifico; “risorse digitali nello sviluppo professionale dei docenti” che registra il ruolo delle TIC nella promozione del proprio capitale umano attraverso forme di socializzazione delle conoscenze tipiche degli ambienti digitali (almeno così interpreto i seguenti indicatori: “tendenza dei docenti alla socialità”, “inclinazione ad aggiornare l’insegnamento individuale con le TIC”, “l’uso delle TIC nell’accrescimento in qualità e quantità del capitale professionale”); “i docenti e la rete” che acquisisce l’utilizzo del web come spazio di produzione e consumo di informazioni; “usare le TIC in classe” che descrive la frequenza con cui le TIC diventano strumenti di mediazione didattica.

L’indagine costituisce il momento quantitativo di una ricerca partita nel 2012 che ha anche avuto momenti tipicamente qualitativi, come la presenza diretta nelle scuole. Essa, pur non producendo un campione statistico affidabile – come chiariscono le autrici – , tuttavia intende essere un’«utile indagine pilota» per l’analisi del fenomeno e la costruzione di coerenti politiche pubbliche. In relazione all’utilizzo in classe (il quarto indicatore del questionario) è rilevato che la distanza tra coloro che fanno scarso uso di risorse informatiche è di 60% a 40% (analogico/digitale) anche se tali dati sono pesantemente influenzati dalle strutture informatiche presenti nella scuola. L’esito, inoltre, evidenzia che

«la giovane età non è sinonimo di un insegnante innovativo; suggerisce piuttosto una maggiore propensione all’innovazione in quei docenti che hanno maturato molti anni di servizio e hanno una significativa esperienza educativa e, conseguentemente, una più elevata competenza di gestione di processi educativi complessi».

Considerazione che, in una certa misura, arricchisce la consapevolezza di come il pur necessario ringiovanimento della classe docente non implichi di per sé un rinnovamento dell’attività didattica. Merita una certa considerazione uno dei passaggi finali:

«Le potenzialità offerte dalla rete chiedono sempre più ai docenti di abbandonare il ruolo di speakers, che trasmette solo contenuti entro lo spazio asimmetrico e protetto della relazione docente-studente, al fine di diventare un tutor, mentor o coach, il cui ruolo sia basato su una relazione diretta, personale, paritaria. Una relazione all’interno della quale docenti e studenti sono coprotagonisti di un percorso di crescita condiviso in cui cooperare per indirizzare problemi comuni, senza che uno prevalga sull’altro, ma, al contrario, in conformità di una logica cooperativa, per imparare insieme.»

Al di là dell’impianto teorico socio-costruttivista, polemico nei confronti di una didattica tradizionale trasmissiva centrata sulla lezione frontale, significativi sono alcuni elementi tutt’altro che scontati: a) l’analogia tra network e apprendimento cooperativo; b) la possibilità di darsi una relazione didattica non asimmettrica. Non mi è possibile discutere in questo spazio di tali elementi. Conviene, invece, sottolineare come per le autrici le TIC aprano lo spazio scolastico a una rivoluzione epistemica ben più complessa rispetto alla sola disponibilità di nuovi strumenti attraverso i quali declinare, volta per volta, il proprio agire didattico. Certo le resistenze sono molte:

«La funzione epistemica di espandere la conoscenza, scoprire il mondo e altre forme di relazione attraverso le tecnologia digitali appare debole, coinvolgendo una porzione residuale di insegnanti innovativi. Prevale un approccio pragmatico, che indirizza l’uso delle tecnologie digitali verso una modalità pratica e strumentale per quanto riguarda gli obiettivi di conoscenza, differentemente rappresentati da contenuti educativi o altri soggetti correlati».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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More in the next pages!





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