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Ottocento

  • Joined May 2017
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Il Sentimento Nazionale
Secondo la filosofia liberale, i cittadini dovevano essere governati da un’autorità non imposta ma da loro liberamente scelta. In questa visione politica non c’era spazio per i sovrani assoluti che, si diceva, ricevevano il loro potere direttamente dalla volontà di Dio. E non c’era nemmeno spazio per un sovrano straniero, per un dominatore che occupasse il trono in virtù di una conquista militare o delle forze delle armi. Dunque il liberalismo del primo ottocento fu tutt’uno con il sentimento nazionale, con l’idea che ciascun popolo aveva diritto alla propria indipendenza, a un proprio Stato, a un proprio governo. Tale idea si diffuse in molti paesi europei, soprattutto in quelli sottomessi a governi stranieri come la Polonia, l’Italia, l’Ungheria, o là dove il governo delle monarchie assolute soffocava ogni libertà.

Per effetto di queste idee sorge in Italia una letteratura nuova, di ispirazione tirtaica, incitatrice di eroismo, patriottica e civile, volta a creare negli italiani una coscienza nazionale.

Muta così la figura del letterato italiano. Alla schiera dei poeti “risorgimentali” appartengono anche tre grandi del romanticismo italiano: il Foscolo per i motivi patriottici del carme “Dei Sepolcri”, Manzoni per l’ode “Marzo 1821”, Leopardi per la canzone “All’Italia”.

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Manzoni: gli ideali nazionali

Manzoni fu uno dei primi poeti romantici italiani e sostenitore degli ideali d’indipendenza del popolo italiano. Nel 1821, alla notizia dei moti liberali in Piemonte, egli scrisse una lirica appassionata, “Marzo 1821” nella quale salutava la guerra contro l’Austria e la liberazione di tutta l’Italia. Il motivo ispiratore dell’ode è patriottico ed oratorio. Il Manzoni voleva incitare gli italiani a combattere per l’indipendenza e l’Unità della patria, ma il patriottismo del poeta aveva un fondamento religioso, poiché riteneva che Dio avesse assegnato ad ogni popolo una patria e una missione da svolgere.

Soffermàti sull’arida sponda,
volti i guardi al varcato Ticino,
tutti assorti nel novo destino,
certi in cor dell’antica virtù,
han giurato: Non fia che quest’onda
scorra più tra due rive straniere;
non fia loco ove sorgan barriere
tra l’Italia e l’Italia, mai più!

L’han giurato: altri forti a quel giuro

rispondean da fraterne contrade,
affilando nell’ombra le spade
che or levate scintillano al sol.
Già le destre hanno stretto le destre;
già le sacre parole son porte:
o compagni sul letto di morte,
o fratelli sul libero suol.

In questi versi il poeta, raffigura le prime truppe piemontesi in Lombardia, dopo aver
varcato il Ticino, il fiume che segnava il confine tra regno di Sardegna e Lombardo-Veneto.

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“ALL’ITALIA”

La canzone “All’Italia”, dedicata a Vincenzo Monti, è fondata su un confronto tra il presente della patria, misero e vile, e il passato eroico e glorioso. Fu scritta nel 1818, nella fase iniziale del secondo periodo della lirica leopardiana, quando il poeta iniziò quel suo ideale pellegrinaggio attraverso la storia umana, alla ricerca del tempo felice delle illusioni magnanime, da lui collocato, allora, nella storia dell’antica Grecia e di Roma.
O patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l’erme
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Oimè quante ferite,
Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio,
Formosissima donna! Io chiedo al cielo
E al mondo: dite dite;
Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
Che di catene ha carche ambe le braccia;
Sì che sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negletta e sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, che ben hai donde, Italia mia,
Le genti a vincer nata
E nella fausta sorte e nella ria.

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Il Credo Politico della Società Nazionale Italiana

Nel 1857 venne fondata a Torino la “Società Nazionale Italiana”. II suo motto era: «Italia e Vittorio Emanuele».

Questa associazione si proponeva l’obiettivo di unificare tutte le forze che erano disposte a lottare per il raggiungimento dell’Unità d’Italia. Il credo politico, cioè il programma della Società Nazionale Italiana, venne scritto dal siciliano Luigi La Farina.

Storico uomo politico, La Farina aveva fatto parte del Governo che era sorto in seguito all’insurrezione siciliana del 1848.

Con il ritorno sul trono del Borboni, si recò da prima in Francia, quindi a Torino.

In questa città si legò particolarmente a Cavour.

Il legame con Cavour è dimostrato anche dal credo politico di La Farina, che rispecchia in pieno il pensiero dello statista piemontese.

Volete la libertà politica?

Cacciate gli Austriaci che vi tengono servi del loro impero.

Volete la libertà di conoscenza?

Cacciate gli Austriaci che vi tengono servi del Papa.

Volete una letteratura nazionale?

Cacciata gli Austriaci che vi imbarbariscono.

Volete la gloria?

Cacciate gli Austriaci il cui intento è rendervi spregevoli agli occhi delle nazioni civili.

Volete far fiorire l’agricoltura, le industrie, il commercio, le arti? Volete le strade ferrate, banche, scuole, università, marina?

Cacciate gli Austriaci che vi tengono poveri, deboli, servi dell’ignoranza, della superstizione, della miseria!

La Farina, Scritti Politici

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Il Risorgimento e la musica

Durante gli anni del Risorgimento, il sentimento patriottico si espresse anche in musica: lo stesso nostro inno nazionale, di Goffredo Mameli, è stato scritto in quel periodo, ma all’ora nessuno ne avrebbe parlato come dell’inno nazionale.  Gli inni erano tanti, centinaia, e costituivano un vero e proprio genere letterario. Anonimi e d’autore, adattati a musiche preesistenti o neppure musicati e destinati alla recitazione, molti di questi testi venivano diffusi generalmente per via orale, affidata alla memoria o al caso e ovviamente molti andarono perduti o dimenticati. Solo i più noti, scritti da poeti e musicisti famosi del risorgimento sono rimasti nella memoria collettiva e nei libri di storia. Come “l’Inno di Mameli” e il coro “Va Pensiero” di Giuseppe Verdi.

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Alexandre Dumas

Alexandre Dumas est un écrivain français né le 24 juillet 1802  et mort le 5 décembre 1870

Proche des romantiques et tourné vers le théâtre, Alexandre Dumas écrit  des drames historiques comme Henri III et sa cour (1829), La Tour de Nesle (1832. Auteur prolifique, il s’oriente ensuite vers le roman historique telles que la trilogie Les Trois Mousquetaires (1844), Vingt ans après (1845) et Le Vicomte de Bragelonne (1847), ou encore Le Comte de Monte-Cristo (1844-1846) et La Reine Margot (1845).

Les trois Mousquetaires est le plus célèbre des ses romans et racont l’histoire d’un jeune gascon, d’Artagnan, venu chercher fortune à Paris. L’action se situe en 1625, sous le règne de Louis XIII. Le jeune gascon, courageux et rusé, est muni d’une lettre de recommandation de son père pour M. de Tréville, commandant des Mousquetaires. Très vite, d’Artagnan devient l’ami de trois gentilshommes, mousquetaires du roi, Athos (comte de la Fère), Porthos (du Vallon) et Aramis (Chevalier d’Herblay). Une vieille rivalité oppose les mousquetaires du roi aux gardes du Cardinal de Richelieu. Le quatuor se constitue d’ailleurs, à la suite d’un combat victorieux contre les gardes du Cardinal.

Athos, le comte de la Fère, a été ruiné par un tragique mariage avec une aventurière; Porthos, un géant, dont le véritable nom est du Vallon, est un compagnon plutôt débonnaire ; Aramis, chevalier d’Herblay, oscille, lui, constamment entre le mysticisme et amours galantes.

Les quatre amis au service du couple royal vont sauver la reine Anne d’Autriche des perfides manœuvres de Richelieu. Sur une insinuation du cardinal, le roi invite la reine à porter, lors du prochain bal de la cour, les douze ferrets de diamants, qu’il lui a naguère offerts. Or celle-ci a donné la précieuse parure à son amant, le duc de Buckingham.

D’Artagnan va se retrouver aux prises avec la perfide Milady de Winter, redoutable agent du cardinal, qui s’avère être aussi l’ancienne épouse d’Athos. Il va tomber également amoureux de Constance de Bonacieux, fidèle femme de chambre de la reine Anne d’Autriche.

D’Artagnan et ses amis sont chargés de récupérer les bijoux en Angleterre. Ils doivent affronter les agents de Richelieu, menés par le sombre Rochefort, et surtout Milady. Poursuivis par les gardes de Richelieu, au terme d’un parcours semé d’embûches, d’Artagnan et les Trois Mousquetaires réussissent à rapporter les ferrets à la reine. Alors que les mousquetaires brillent à nouveau au siège la Rochelle, Milady, qui a commandité le meurtre de Buckingham et empoisonné Constance Bonacieux, femme de chambre de la reine et aimée de d’Artagnan, est arrêtée et exécutée. D’artagnan, réconcilié avec le cardinal de Richelieu est promu lieutenant. Athos se retire à a campagne, Porthos se marie et Aramis devient prêtre.

Analyse littéraire: Les trois mousquetaires Le livre Les trois mousquetaires est une épopée fantastique au temps du roi Louis XIII. C’est un roman qui retrace une période captivante de l’histoire de la France, dans toute sa majesté. Alexandre Dumas, l’auteur de ce classique de la littérature, y a mis tout son savoir faire, toute sa poésie, tout son génie créateur, afin de donner naissance à ce chef d’œuvre de l’écriture romantique.

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La Macchina a Vapore

La macchina a vapore funziona grazie alla forza sprigionata dall’acqua in ebollizione: la pressione diventa forza motrice per mezzo di appositi dispositivi. Una prima macchina a vapore era stata creata da Newcomen nel 1712. James Watt la perfezionò nel 1769 un modello adatto all’applicazione all’industria. Matthew Boulton, abile imprenditore, egli fondò a Birmingham la Boulton & Watt per la produzione di macchine a vapore su grande scala: in 15 anni di attività la ditta vendette 289 macchine. Furono così create centinaia di manifatture dove si poteva produrre in quantità massiccia ogni genere di merce.

Uno degli aspetti più importanti della “seconda rivoluzione industriale” fu la diffusione dello sfruttamento dell’elettricità nell’industria.

A renderlo possibile fu in primo luogo la messa a punto della dinamo, una macchina capace di trasformare l’energia meccanica in energia elettrica. Decisive furono poi le possibilità di trasportare a distanza l’energia prodotta e l’utilizzo delle cadute d’acqua dei fiumi e dei torrenti di montagna per produrre elettricità. Tra i crescenti impieghi della nuova forma di energia possiamo ricordare:

  • L’illuminazione (nel 1879 l’americano Thomas Edison inventò la lampada a incandescenza)

  • Il telegrafo elettrico (sperimentato per la prima volta nel 1833 da Samuel Morse) e la telegrafia senza fili (Guglielmo Marconi effettuò nel 1901 la prima trasmissione radio attraversò l’Atlantico)

  • Il telefono (sperimentato nel 1856 da Antonio Meucci e brevettato nel 1876 da Alexander Bell)

  • Il cinematografo (fratelli Lumière, 1895)

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Il Lessico

 Unificazione: il termine indica l’azione di unificare (cioè di unire delle parti diverse per ottenere un tutto omogeneo), e risultato di questa azione. In ambito storico indica il processo a volte lungo e pieno di dif­ficoltà che conduce una nazione a diventare uno Stato. Uno Stato è unito quando non ci sono divisioni in­terne né dominatori stranieri, quando c’è un unico governo e sono in vigore le stesse leggi su tutto il ter­ritorio.

Indipendenza: è una parola composta da in (che significa “non”) e dipendenza, perciò indica in generale una condizione di “non dipendenza” cioè di autonomia. Può essere riferita a una persona (Jacopo a 18 anni aveva già raggiunto l’indipendenza economica) o a qualsiasi altra cosa (Uno dei principi fondamentali della demo­crazia è l’indipendenza dei poteri dello Stato). L’indipendenza è anche la condizione in cui si trova uno Sta­to che non è sottoposto all’autorità o al controllo di un altro Stato.

Modi di dire

Alla garibaldina!

La figura di Giuseppe Garibaldi è senza dubbio quella di maggior spicco del Risorgimento. Generoso, audace, sempre impegnato nella lotta per la libertà e l’indipendenza d’Italia, Garibaldi ha ispirato l’aggettivo garibaldino — presente in diverse lingue europee — che si riferisce a una persona dal comportamento eroico, coraggioso, dai nobili ideali.

In italiano si usa poi l’espressione alla garibaldina, con la quale si indica un atteggiamento o un’azione im­petuosa, quasi incosciente, in ricordo del modo di combattere entusiasta e senza tatticismi dei Mille e delle truppe garibaldine in genere. Cosi anche un abbigliamento informale e un po’ disordinato, con la ca­micia sbottonata, si definisce alla garibaldina.

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Carcione Jennifer

Cascavilla Greta

Di Nardo Giulio

Hadvizdzak Jacopo

Civello Giuseppe

Guarino Gaia

Lazzaro Nino

Truglio Valerio

Parinelli Giovanni

Gugliotta Maurizio

Incognito Greta

Schepis Morena

Scafidi Chiara

Ipsaro Alessio

Merendino Achille

Giardina Simone

Scafidi Vincenzo

Triscari Gabriele

Di Giovanni Claudia

Sirna Salvatore

Zingales Giulia

Critelli Federica

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