ELEGIA DEL COCOMERO PONTINO: NARRAZIONI DI FRUTTA E DI VITA. by Virgilio Di Giorgi - Illustrated by Virgilio Di Giorgi - Ourboox.com
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ELEGIA DEL COCOMERO PONTINO: NARRAZIONI DI FRUTTA E DI VITA.

by

Artwork: Virgilio Di Giorgi

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Aug 2020
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E-book realizzato

da Virgilio Di Giorgi

1

 

 

 

 

 

 

 

I EDIZIONE

PREMIO “COCOMERO PONTINO”

27 AGOSTO 2020

 

 

 

3

L’evento è stato organizzato

grazie alla promozione da parte di:

 

Parco Nazionale del Circeo

 

Pro Loco Sabaudia

 

Club per l’Unesco di Latina

 

Fondazione Simone Cesaretti

 

Cooperative agricole dell’Agro Pontino

4

L’evento è stato patrocinato da:

 

Regione Lazio-Arsial

Città di Sabaudia

LILT- Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori di Roma

Camera di Commercio di Latina

Ordine degli Agronomi di Latina

Coldiretti Latina

Confagricoltura Latina

Cia Latina

Lions Club Sabaudia-San Felice Circeo Host

Casale Del Giglio

Capol

5

SPONSOR TECNICI

 

Fertilidea

Consorzio Agrario di Latina

Di Mauro Assicurazioni

Agricom2016

Dello Iacono Trasporti

Almagroup

Autotrasporti Marzocchi

GreenTop

Vera Combustibili

Galanti

CentroSEIA

VIVIAN refrigerazione

6

C O O P E R A T I V E:

 

L a t i n a Ortaggi, Agrieuropa, San Lidano,

 

Botticelli, Azienda Agricola Torre Astura, EAt veg,

 

Ortocirceo, Agrilovato, Agrimid, Agrocirce2000,

 

Cooperativa Cortese, Cos, Sotea, Agriitalia,

 

Azienda Agricola Di Girolamo Gianni, Le Terre di Circe,

 

Azienda agricola Ambrosino Vincenzo, Cooperativa la Nespola

7

Indice

Sezione “Poesia”

Ad Pomptinam Memoriam (Leonardo Bonora) p.19

Anguria (Maria Giuseppina Campagna) p.20

Anguria sorprendente (Alessia Giorgi) p.21

Cocomero (Lucia Luzzi) p.22

Cucumeris Voluptas (Virgilio Di Giorgi) p.23

Il cocomero (Luigi Pasquali) p.24

Il cocomero pontino (Marco Biffani) p.25

Il cocomero pontino!!! (Marialuisa Sangiuliano) p.26

Il pogongo lindo (Laura Cavicchioli) p.27

Il rosso frutto (Gianluca De Lucia) p.28

Inno al cocomero (Morena Virgini) p.29

Metti tutti d’accordo (Veruska Vertuani) p.30

Ode al cocomero (Paola Delladio) p.31

Ode al cocomero (Adelaide Porcelli) p.32

Ode al cocomero (Laura Mastromattei) p.33

Ricordi (Franco Frainetti) p.34

Rosso per sete (Emanuela Santoianni) p.35

Sei il dio dell’estate (Lucrezia Mantua) p.36

Sensi estivi (Giulia Micheli) p.37

Sin da bambina (Katia Zamprotta) p.38

Sonetto der cocomero (Angelo Marzullo) p.39

Wanted (Roberto Noce) p.40

 

8

Indice

Sezione “Racconto breve”

 

Batikh (Paolo Tagliaferri) p.42

…Cocommero!… (Tonino Benedetti) p.43

Cucumeris limes (Francesco De Ficchy) p.44

I cocomeri di San Lorenzo (Elvira Bianchi) p.45

Il cocomero è amore (Sara De Felice) p.46

Il cocomero è il messaggio (Giulia Zanin) p.47

Il piccolo furto (Claudio Marrucci) p.48

La casetta (Daniela Camici) p.49

La cena del cocomero (Alessandra Scarpinella) p.50

La Sfida (Massimo Porcelli) p.51

La voglia bambina (Annamaria Sanguigni) p.52

Le angurie di Socrate (Rosa Liparini) p.53

Le avventure della signora Daina (Guglielmo Pappalardo) p.54

Lo chiamerò meros kokos (Giorgio Bastonini) p.55

O ‘mellone (Luciano Ferreri) p.56

Pane e cocomero (Angela Di Pietro) p.57

Quella lezione nella notte (Gino incerti) p.58

Raccolta dei cocomeri (Vito B. Del Volgo) p.59

Ricordi estivi (Letizia Stradone) p.60

Suscitatore di memoria (Giulia Di Perna) p.61

Un cocomero a Piazza Cipollata (Maria Grazia Coccoluto) p.62

Un cocomero da ricordare (Anna Maria Masci) p.63

 

 

9

Indice

Sezione “Fotografia”

 

Cocomeri al mare (Federico Maestroni) p.65

 

Nonno Caterino (Ilaria Marangoni) p.66

 

Meraviglia della natura … l’instancabile e insostituibile ape porta una nuova vita (Sergio Cortese) p.67

 

Rouge et Blanche – omaggio a Man Ray – (Mauro Palazzi) p.68

 

10

Indice

Sezione “Video”

 

Il sapore dell’amicizia (Davide Venditti) p.70

 

Il cocomero pontino che piace ai bambini (Alessandra Froncillo) p.71

11

INTRODUZIONE

 

Se avessimo considerato il lavoro in agricoltura come una semplice e generica attività professionale, non ci saremmo mai impegnati in questo lavoro di connessione tra agricoltura e letteratura.

È chiaro che ciascuno tende ad enfatizzare il proprio lavoro e, dunque, chiunque potrebbe dire la stessa cosa dei suoi prodotti; ma non è così. Mi sembra piuttosto che la connessione tra agricoltura e letteratura abbia una sua tipica ed esclusiva connotazione.

La parola che unisce ed impreziosisce l’unione tra agricoltura e letteratura è: “naturale”.

I prodotti dell’agricoltura sono naturali e diventano artificiali nelle varie combinazioni culinarie, nelle diete o nei pasti elaborati.

La grande letteratura è naturale, sebbene segua un percorso inverso, cioè nasce come un artificio intellettuale e linguistico e si trasforma nella dimensione naturale di ciascuno di noi, in ogni caso la grande letteratura è diretta, istintiva, coinvolgente, naturale.

Come si dice: una stella che scende e una stella che sale si incontrano in un solo punto delle loro opposte traiettorie. Quel punto è magico, fermo, immortale. È naturale.

Noi vorremmo avere l’ambizione, appena nata ma certamente meritevole anno dopo anno di maggiore approfondimento, di contribuire a realizzare quel punto naturale d’incontro, quella magnifica connessione tra la cultura e l’agricoltura. Ci è naturale l’agri-cultura.

Questo è il motivo principale per cui ci siamo impegnati a valorizzare un prodotto tipico dell’Agro Pontino, sia nei suoi aspetti agrotecnici, sia in quelli sociali, sia in quelli economici e politici, come il cocomero.

Il cocomero rappresenta la pazienza nella coltivazione e la fatica dei campi. Una coltivazione apparentemente semplice e tuttavia complessa, nella raccolta, nei tempi di produzione, nella commercializzazione, nella qualificazione del prodotto e nella sua distribuzione. Il consumo stesso del cocomero ha una sua particolarità: è fresco, perfettamente commestibile e massimamente godibile due giorni dopo. Anche in questo caso il termine naturale congiunge l’ambiente in cui il prodotto è coltivato e maturato e l’habitat sociale in cui viene consumato.

Per questo abbiamo voluto portare avanti, con impegno e costanza, in un periodo non facile per la vita di tutti perché è in genere il periodo delle vacanze e del riposo, questa importante iniziativa che crescerà nei prossimi anni, cercando di raggiungere un punto di eccellenza nazionale e internazionale tra 3 anni.

Un percorso dunque a cui hanno contribuito moltissimi istituti e istituzioni che desidero ringraziare.

Per il contributo che hanno dato voglio ricordare il Parco Nazionale del Circeo, la ProLoco di Sabaudia, il Club per l’Unesco di Latina, La Fondazione Simone Cesaretti e le Cooperative agricole dell’Agro Pontino.

C’è poi un secondo nucleo di persone che con totale abnegazione si sono impegnati a rendere ottimale questo percorso. Sono: il giornalista Gianluca Campagna, il Dott. Carlo Cassola, il Prof.re Alessandro Ceci, il Prof.re Gian Paolo Cesaretti, il Dott.re Gennaro Di Leva, il Dott.re Mauro Macale, la Prof.ssa Aquilina Olleia, il Dott.re Luigi Tivelli.

Infine, l’ultimo gruppo che voglio ringraziare sinceramente sono gli autori degli elaborati artistici di questo volume. Non nego che all’inizio eravamo titubanti. Avevamo timore di essere costretti a realizzare una pubblicazione che, in termini di qualità e di quantità, non raggiungesse gli standard che ci eravamo prefissati. Invece, il valore dei lavori che ci sono pervenuti, ha fugato ogni dubbio e ogni titubanza. Sono lavori molto belli. Brevi ma intensi, immagini evocative, selezionati da una giuria la cui qualità è indiscutibile.

Sono gli autori, questi artisti spontanei che rendono interamente il valore tra un frutto, il suo gusto e la loro percezione. Sono loro, che con i loro contributi, ci restituiscono il significato, il valore semantico che fa di un prodotto, che parte dalla natura e arriva nelle nostre case, o parte dalle nostre case e invade la natura, un prodotto profondo naturale.

Grazie

 

Claudio Filosa

 

12

È il frutto dell’albero della sete.

È la balena verde dell’estate.

(Ode all’Anguria di Pablo Neruda)

 

Anziani agricoltori, ancora viventi, testimoniano che la coltivazione di cocomero nell’Agro Pontino ha avuto inizio ancor prima della Seconda guerra mondiale, sulle pendici del monte Circeo.

L’agricoltura pontina ha investito, puntando sulla coltura del cocomero che, secondo i dati Istat si posiziona ai primi posti della produzione nazionale. In provincia di Latina attualmente sono interessati alle coltivazioni circa 4000 ettari, il che significa che un cocomero su quattro di quelli distribuiti in Italia viene prodotto in loco. La disponibilità commerciale si ha dai primi di maggio fino alla metà di settembre, a volte anche oltre. Il distretto occupa circa 5000 addetti, 70 cooperative agricole e un indotto di 100 milioni di euro e circa 300 aziende agricole.

La zona di produzione del cocomero riguarda i comuni di Sabaudia, San Felice Circeo, Terracina, Latina, Sezze, Priverno Aprilia e Cisterna di Latina. I terreni considerati più vocati per la produzione di eccellenza, dove si concentra la maggior parte del raccolto, sono quelli del celebre Triangolo d’Oro (Terracina, Sabaudia e San Felice Circeo).

Definito da molti come il migliore del mondo, il Cocomero Pontino deve la sua straordinaria bontà alle particolari condizioni pedoclimatiche, esclusive di questa posizione del basso Lazio, dove il cocomero ha cominciato ad essere impiantato negli anni immediatamente seguenti le bonifiche pontine.

Profumi e sapori che solo qui assumono le loro caratteristiche migliori, avvalorate anche da metodi di produzione e certificazioni aziendali che riportano le buone pratiche agricole, il rispetto dell’ambiente (Global Gap) e la sottoscrizione di un Patto Etico con lavoratori.

Il lavoro congiunto delle Cooperative Agricole dell’Agro Pontino ha determinato l’inserimento del Cocomero Pontino tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali (GU n.60 del 12 Marzo 2019- Supplemento Ordinario numero 9) e si aspira ora ad ottenere il Marchio Identificazione Geografica Protetta.

 

Aspetto e sapore

L’Anguria Pontina si caratterizza per la buccia liscia o leggermente rugosa, uniforme o con leggere solcature regolari longitudinali per tutte e tre le varietà, di colore verde grigio per il tipo tondo e verde medio brillante per i tipi ovale e allungato. La polpa, soda e croccante, presenta a maturazione completa, un colore rosso per il tipo ovale e rosso vivo per i tipi tondo e allungato. Il sapore è particolarmente dolce. Il peso è compreso tra i 5-12 kg per il tondo, 7-16 kg per la tipologia ovale e 7-20 kg per l’allungato.

 

Conservazione

Le condizioni ottimali di conservazione si hanno a 10-15 ° C e 90% di umidità relativa. In queste condizioni il cocomero si conserva fino a 15 giorni; essendo molto sensibile al freddo, non deve essere conservato a temperatura inferiore a 7 ° C.

 

Valore nutrizionale

Questo frutto è stato considerato per molti anni solo come un frutto rinfrescante, dato il suo elevato contenuto in acqua, il cocomero è infatti composto da 91,45 grammi di acqua , elemento fondamentale soprattutto in estate, se si ha difficoltà ad assumere grandi quantità bevendo ed adatto per le diete, in quanto apporta un esiguo numero di calorie con un effetto saziante e completamente privo di grassi. I valori nutrizionali di questo frutto mostrano quanto esso rappresenti un valido supporto: contiene una quota di fibra alimentare, proteine, sodio, potassio, ferro, calcio, glucidi e vitamine dei gruppi A, B1, B2 e C.

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ELEGIA DEL COCOMERO PONTINO: NARRAZIONI DI FRUTTA E DI VITA. by Virgilio Di Giorgi - Illustrated by Virgilio Di Giorgi - Ourboox.com
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Giuria del

PREMIO “COCOMERO PONTINO”

I EDIZIONE

27 AGOSTO 2020

 

Presidente

Roberto Ippolito

Scrittore

 

Roberto Campagna

Scrittore

 

Rino Caputo

Professore

 

Daniela Carfagna

Dottoressa

 

Alessandro Ceci

Professore

 

Raniero De Filippis

Dottore

 

Giovanni Del Giaccio

Giornalista

 

Egidio Fia

Giornalista

 

Ettore Maragoni

Fotografo-videomaker

 

Stefano Orsini

Giornalista

 

Alessandro Panigutti

Giornalista

 

Ida Panusa

Professoressa

 

Bernardino Quattrociocchi

Professore

 

Luigi Tivelli

Dottore

 

Mauro Zappia

Dottore

 

16

Prefazione del Presidente della Giuria, Roberto Ippolito.

 

Più facile? O al contrario è più difficile? Come può essere valutato il compito di scrivere qualcosa intorno a una parola data? La domanda è semplice e forse anche scontata, la risposta no. Mi pongo questo interrogativo dopo aver ricevuto e accolto l’invito a essere il presidente della giuria della prima edizione del “Premio letterario cocomero pontino”.

La scelta caduta su di me per la nascita di questa iniziativa è un gesto di attenzione, per il quale ringrazio anche qui. Scelta sfociata subito nella curiosità di scoprire la creatività dei partecipanti impegnati a costruire storie con la presenza del cocomero.

Quest’ultima è infatti la parola assegnata. E dunque, molto concretamente, concepire dei testi o delle immagini con il cocomero rappresenta un aiutino o una costrizione? A pensarci bene non esiste una regola per l’ispirazione. Tutti, scrittori e non, abbiamo stimoli per le nostre riflessioni e per le nostre azioni dall’osservazione quotidiana e, a volte, gli stimoli sono provocati o suggeriti dagli altri.

In questo caso, e anche questo può apparire scontato, è lo stesso prodotto della terra a essere tutto uno stimolo. Per il colore esterno, per quello interno. Per la forma sferica. Per la dimensione e il peso rilevanti. Per la friabilità. Per la sostanza, solida e in fondo anche liquida. Per il gusto.

Alt. Tutto vero. Ma qui non si parla del cocomero in generale, di tutti i cocomeri del pianeta. Il frutto protagonista del premio letterario ha accanto al suo nome un aggettivo che fa la differenza: pontino. Cioè coltivato nell’agro pontino, nella provincia di Latina.

A queste indicazioni geografiche è indispensabile aggiungerne un’altra: il Cocomero Pontino cresce in un’area di pregio che vanta il Parco nazionale del Circeo. Le sue radici sono queste e potrebbe essere considerato un aiutone , non un aiutino, per i partecipanti al Premio.

L’ambiente recita la sua parte, con il lavoro di tanti che fanno della provincia di Latina un produttore da primato, con la denominazione pat (prodotto agroalimentare tradizionale). E ambiscono a ottenere il riconoscimento del loro sudore con il marchio Igp, l’indicazione geografica protetta attribuita dall’Unione Europea.

La parola cocomero attende il timbro europeo, soddisfatta di quello che esprime e del vantaggio del certificato dall’Enciclopedia Treccani secondo cui l’alternativa anguria è solo una “variante regionale”.

Quanti spunti, insomma. Accogliendoli e giocando con l’estro e la fantasia, i partecipanti al “Premio letterario cocomero pontino” non hanno reso agevole la valutazione della giuria e in particolare del suo presidente. Ecco cosa è difficile.

17

L’errore rinfresca la vita

di

Claudio Filosa

 

Ci ricontattavamo.

Voce a voce.

O per telefono.

Ogni anno, ogni estate, al tempo giusto in età e giovinezza, all’inizio del sole, ci ricontattavamo; perché noi eravamo una squadra adatta e affiatata.

Bisogna essere così: adatti e affiatati. Adatti perché ci vuole una certa forza e una certa resistenza. Affiatati perché i cocomeri da terra finiscono su un camion saltellando, un percorso di piccoli lanci, una corsa ad ostacoli dove si salta il vuoto. Si sta sotto il sole, dalla mattina, dall’alba fino al pomeriggio tardo, fino a quasi sera. Se il tuo compagno non prende al volo il cocomero il danno è grave e i martiri, come sempre, sono frutti che cadono nel vuoto e si sfracellano a terra.

A ripensarci, quello era un simbolo della modernità.

Prima nessuno poteva saltare nel vuoto. Se cadevi, ti raccoglieva una mano protesa, qualcuno che, in qualche modo, ti rialzava: una famiglia, una chiesa, un sindacato, un partito. Nel mondo di oggi, nei vuoti di ogni rete, chi cade non ha riparo e non ha riparazione. Cade nel vuoto e tenta di resistere da solo fino a poco prima di sfracellarsi per terra.

Il cocomero era così, saltellava, spinto, da braccia a braccia e, per attutire impatto, era opportuno piegare le gambe come ammortizzatori che attenuano l’atterraggio.

Non c’erano immigrati allora, almeno non molti e il costo del lavoro era sufficiente per vivere lontano un’estate comoda a noi studenti perennemente bisognosi.

Era la nostra fonte di reddito e la legittimazione ai piaceri della vita.

Andavamo che era ancora notte. Vedevamo sorgere il sole e illuminare di giallo le cose e le case, le strade e i pochi viandanti. Tornavamo, dopo la paga, quasi a notte; quando il sole illuminava di rosso le cose e le case, le strade e i pochi viandanti.

Forse non eravamo felici, ma eravamo contenti, direi, appagati. Per noi era quasi un esercizio ginnico pagato. Si faticava molto, ma i muscoli crescevano, si gonfiavano naturalmente, bagnati dal sudore e arrossati dal calore: splendevano sotto il sole. A lavoro sentivi i raggi infuocati come una frustata acerrima e soffocante. Quando tutto era finito, però, avevi dimenticato la stanchezza ed eri appagato dalla tua forza e della tua fisicità. Il corpo era contenitore e contenuto del piacere: piacere del corpo; piacere per il corpo; piacere del piacere che il corpo trasporta.

Arrivavamo a casa distrutti e affamati, ma con un fisico tosto. E ci sentivamo forti perché aveva tramutato la sedentaria fatica intellettuale in fatica pratica e concreta. Ci vantavamo del nostro sudore, balzanti e sfrontati, legittimati a sfidare la vita con la forza e con la fatica.

Eravamo illusi che bastasse quello, forza e fatica, per affrontare la vita.

Non bastava però. E durante il lavoro, in una parte recondita della tua anima, in quei frammenti di te che riemergono inattesi e inopportuni, lo sapevi che forse quel tempo era perdente e definitivamente perduto. Il sudore scendeva lungo le braccia e colava dai gomiti, dalla fronte cadeva sul viso lancio dopo lancio, rapidi, rapaci. La testa coperta da cappelli occasionali e sole, campi aridi e sete, e luce, luce, luce da cui è impossibile ripararsi.

Un cocomero lanciato, e poi un altro, a ripetizione. Finché il sudore che cola dall’avambraccio non finisce sulle mani e l’ultimo cocomero, maledetto, scivola, rantola, si sfracella per terra e si frantuma.

Guardai giù.

Chinai la testa per la sconfitta e la curiosità. 

Il cocomero si era aperto ai miei piedi.

Alzai lo sguardo, offeso, schiavo in attesa della reprimenda.

Il capo ci guardò. Forse dava per scontato qualche martire sul campo di battaglia. Forse aveva ben calcolato le perdite. Restò fermo, seduto, assorto, distante e tranquillo. Affermò: “mo’ magnatevelo!”.

Si avventarono sul cocomero a pezzi, per dissetarsi e lavarsi, in qualche modo per purificarsi.

Ma la sconfitta era mia. Soltanto la mia.

E allora, io, restai immobile a guardare; perché in quel momento, in quel preciso momento avevo capito che rinfresca la vita.

18

 

 

 

 

 

 

SEZIONE

“POESIA”

19

Ad Pomptinam memoriam

di Leonardo Bonora

 

Cucumis dulcis plenus voluptatis,

in aestivis mensis semper graditus est.

Iucundus sapor cum magno desiderio

memoriam recordor praeteritarum et laetarum

aestatum cum meis amicis.

 

Ricordi pontini 

 

Il cocomero dolce e delizioso

sulle tavole estive è sempre gradito,

il suo sapore avvolgente

mi ricorda con nostalgia

le scorse estati ridenti

trascorse con i miei cari amici

20

Anguria

di Maria Giuseppina Campagna

 

La forma arrotondante, suprema

e paradisiaca anguria.

È il frutto dell’estate

e appena aperto mostra

la bandiera italiana

verde, bianco e rosso

che in bocca si scioglie

in delizia!

Colori vivi che riflettono l’amore

per la nostra patria.

21

Anguria Sorprendente

di Alessia Giorgi

 

Dalla rossa polpa di un contorno verdeggiante, nasce uno spicchio di dolcezza che mi rinfresca nelle calde giornate estive … è il cocomero, frutto che si mangia e si sorseggia poiché riecheggia in esso lo zucchero che rincuora ….

Piccoli semi scuri si nascondono

gocce di sapore si diffondono nel

palato di colui che lo assapora ….

un dolce morso non mi stanca, perché

sempre mi rinfranca in una esultanza

di gustosa varietà … e

dissetando il mio diletto, lo vedo, che,

dall’agro pontino ridente, mi conduce,

finalmente all’ombra viva del Circeo,

che, silenzioso si distende …

22

Cocomero

di Lucia Luzzi

 

Sole accecante, afa asfissiante 

cerco qualcosa di rinfrescante

sulla spiaggia da gustare come un torrente fresco, dissetante.

Scorza dura, cuore morbido

solo semi, niente osso.

Tondo, rosso, rubicondo,

verde, bianco, rosso

porta i colori della bandiera,

meglio non mangiarlo la sera.

È una vera goduria!

C’è chi la chiama anguria

Non c’è bugia è tutto vero, ma si chiama:

Cocomero

23

Cucumeris Voluptas

di Virgilio Di Giorgi

 

Voluttà divina poterti addentare

con la mia bocca sitibonda.

Pomo delle Espèridi pontine,

mellone, cocomero, anguria,

 

ti affétto con affètto, mia goduria;

ti accarezzo con una voglia vampira,

desideroso della tua fresca, sanguinea

polpa che, tuttavia, non mi discolpa

 

dai peccaminosi morsi sensuali

condivisi con compiacenti commensali

alla mia mensa estiva e giuliva,

abbellita dal tuo verde smeraldino.

 

Con cura ti scelgo nell’emporio,

se del tuo verde manto il polo è arancione,

più ricco il gusto e più forte il sapore;

se tra le tue striature regna l’equidistanza,

di dolcezza ci sarà abbondanza;

se il tuo peduncolo è di gocce grondante

e arricciato, nettare divino da te è assicurato.

24

Il Cocomero

di Luigi Pasquali

 

Lo striato verde mimente.

Avulso dell’alveolo il nero semente,

oblungo e sfuggente.

 

Fino al bianco adiacente,

il morso al rosso invitante,

affresco, gracilmente croccante;

 

ristoro al caldo imperante.

 

 

 

25

Il cocomero pontino

di Marco Biffani

 

Una fetta d’estate, la migliore

che abbevera, soddisfa e fa felici

con l’acqua, il nostro sole e questo suolo

sa di foresta, laghi, mare e sogni.

 

Frutto di una terra che fa storia

Ulisse, Cicerone, Mario e Silla

da Domiziano fatta casa sua

uscita poi da secoli di buio

 

rinasce dal letargo millenario

di una sterilità fatta di morti

mostrando a tutti come si fa prima

a costruire una città di un ponte.

 

Rosso, rosato è un vero trionfo

di colori sapori e di salute

nasce da strisce nere sopra il suolo

simili poi alle righe d’una maglia

 

che forate, gemmate e ben curate

con acqua, terra e sole pontino

generi quei palloni sia rotondi

che oblunghi come mammelloni

 

son ricchi d’acqua sempre necessaria

nei mesi caldi quando son maturi

dissetano e non solo chi li “beve”

il lor sapore poi è il nostro orgoglio

 

rende famose queste nostre terre

e dovrebbero esser conosciuti

fuori d’Italia come un’eccellenza

del mangiare italiano icona giusta.

 

Un tempo pel controllo dei più frusti

ci voleva il “tassello” come saggio

oggi che son maturi pieni e giusti

non è più necessario quell’oltraggio.

 

Lui fa felici, in forma e non ingrassa

di questi tempi è quasi un’ossessione

il rosso acceso è metro di salute

abbatte i radicali è soluzione

 

e quei semini neri, se ci sono

diffusi e dispersivi come pixel

son bottoncini neri non in fila

per chiudere sereni una giornata.

 

Dopo la Pandemia comincia un’era

cocomero pontino è più di un frutto

rosso l’interno, il bianco che c’è in mezzo

col verde della buccia, è una bandiera!

 

 

 

 

 

 

 

26

Il Cocomero Pontino!!!

di Marialuisa Sangiuliano

 

Un pieno di colore che va dritto al cuore …

Un verde di Speranza

Nel suscitare: “Amore”

Nel suscitare: “Amore”!!!

La tavola imbandita …

È piena di allegria!!!

Gli amici tutti insieme …

Legandosi le mani …

Lavandosi le mani …

In posti distanziati …

Causa Pandemia …

Sorridono felici …

Di essere ancora qui …

Il cibo succulento …

Ci unisce nel sorriso …

E porta l’allegria !!!

Poi sul finir del pranzo …

Arriva: “Sua Maestà”

“Il Cocomero Pontino”!!!

A chiudere in bellezza!!!

Grosso, lungo e verde di Speranza …

“Aspetta il taglio con sorpresa”!!!

A chiudere in bellezza!!!

Aspetta il taglio con sorpresa …

Un taglio netto che …

Conquista il cuore!!!

Rosso, smagliante!!!

Succulento e profumato!!!

Per la gioia degli occhi e del palato!!!

Fresco profumo inebriante!!!

Rinfresca subito il palato …

Via l’arsura del caldo tropicale …

Tutt’intorno: “Un pieno di colori”!!!

Freschezza ed armonia …

Deliziano la mente …

Che spazia nel colore!!!

Rosso splendente !!

È va dritto al cuore!!!

Suscitando per tutti…

“Un Nuovo Amore!!!

27

Il pogongo Lindo

di Laura Cavicchioli

 

Sei me.
 
Sei la polpa del mio cuore
 
Sei il succo del mio spirito
 
Sei il seme del mio utero
 
Sei il verde della mia mente.
 
Sei il rosso del mio sangue
 
Sei il frutto del mio DNA
 
Sei l’estate della mia vita
 
Sei tu che come me alla tua piccola età lo hai chiamato nel mio stesso modo, senza che
né io né te lo avessimo mai udito prima.
 
Tu il dono più naturale di Madre Terra.

 

28

Il Rosso Frutto

di Gianluca De Lucia

 

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