Prova scuola

by Daniel

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Prova scuola

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  • Joined Nov 2021
  • Published Books 1

Ecco la mia ricetta della trippa! 

Nei bovini adulti, lo stomaco è composto da quattro cavità distinte ovvero tre prestomaci di origine esofagea e lo stomaco ghiandolare:

  • il rumine (conosciuto anche con i nomi locali di “ciapa”, “croce”, “larga”, “panzone”) è la parte più spessa e più grassa della trippa, rappresenta circa l’ottanta per cento di tutto lo stomaco bovino.
  • il reticolo (“beretta”, “cuffia”, “nido d’ape”), ha un aspetto spugnoso e la sua forma ricorda una cuffia.
  • l’omaso (“centupezzi”, “foiolo”, “libretto”, “millefogli”, “centopelli”) è la parte più magra della trippa e si presenta con una caratteristica struttura lamellare ovvero con innumerevoli pieghe di colore bianco che fanno ricordare un libro aperto.
  • l’abomaso (“caglio”, “francese”, “frezza”, “lampredotto“, “quaglietto”, “ricciolotta”), che è l’unica cavità equivalente allo stomaco vero e proprio, quello più vicino all’intestino, ovvero la parte più scura della trippa di colore marrone e piuttosto grassa che richiama alla mente dei nastri arricciati insieme.
  • il duodeno, collega lo stomaco all’intestino ed è un taglio tradizionale della trippa di Moncalieri[3].

Uso gastronomicoModifica

Morzeddhu catanzarisa. La pietanza tipica catanzarese è protetta dal marchio Deco (Denominazione Comunale di Origine).

La trippa è un alimento consumato da lungo tempo: i greci la cucinavano sulla brace, mentre i romani la utilizzavano per preparare salsicce. Oggi la trippa costituisce un alimento tradizionale di molte regioni d’Italia, in particolare della cucina genovese dove ancora oggi esistono tripperie, ma anche in misura minore veneta, romana, toscana e milanese, viene talvolta tagliata a strisce e preparata in maniere diverse. Per lo più la trippa viene venduta già lavata e parzialmente cotta, talvolta richiede poi un ulteriore tempo di cottura , ma a Genova viene anche consumata condita con olio sale pepe e limone senza ulteriore cottura, o con il proprio brodo (Sbïra) oppure “accomodata” in umido sia per acquistare la giusta morbidezza sia per potersi impregnare degli aromi che le conferiscono un sapore appetitoso.

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Descrizione anatomicaModifica

Nei bovini adulti, lo stomaco è composto da quattro cavità distinte ovvero tre prestomaci di origine esofagea e lo stomaco ghiandolare:

  • il rumine (conosciuto anche con i nomi locali di “ciapa”, “croce”, “larga”, “panzone”) è la parte più spessa e più grassa della trippa, rappresenta circa l’ottanta per cento di tutto lo stomaco bovino.
  • il reticolo (“beretta”, “cuffia”, “nido d’ape”), ha un aspetto spugnoso e la sua forma ricorda una cuffia.
  • l’omaso (“centupezzi”, “foiolo”, “libretto”, “millefogli”, “centopelli”) è la parte più magra della trippa e si presenta con una caratteristica struttura lamellare ovvero con innumerevoli pieghe di colore bianco che fanno ricordare un libro aperto.
  • l’abomaso (“caglio”, “francese”, “frezza”, “lampredotto“, “quaglietto”, “ricciolotta”), che è l’unica cavità equivalente allo stomaco vero e proprio, quello più vicino all’intestino, ovvero la parte più scura della trippa di colore marrone e piuttosto grassa che richiama alla mente dei nastri arricciati insieme.
  • il duodeno, collega lo stomaco all’intestino ed è un taglio tradizionale della trippa di Moncalieri[3].

Uso gastronomicoModifica

Morzeddhu catanzarisa. La pietanza tipica catanzarese è protetta dal marchio Deco (Denominazione Comunale di Origine).

La trippa è un alimento consumato da lungo tempo: i greci la cucinavano sulla brace, mentre i romani la utilizzavano per preparare salsicce. Oggi la trippa costituisce un alimento tradizionale di molte regioni d’Italia, in particolare della cucina genovese dove ancora oggi esistono tripperie, ma anche in misura minore veneta, romana, toscana e milanese, viene talvolta tagliata a strisce e preparata in maniere diverse. Per lo più la trippa viene venduta già lavata e parzialmente cotta, talvolta richiede poi un ulteriore tempo di cottura , ma a Genova viene anche consumata condita con olio sale pepe e limone senza ulteriore cottura, o con il proprio brodo (Sbïra) oppure “accomodata” in umido sia per acquistare la giusta morbidezza sia per potersi impregnare degli aromi che le conferiscono un sapore appetitoso.

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