Artwork from the book - UNA CORRISPONDENZA DAVVERO STRAORDINARIA by prof. Notaro Paolina - Illustrated by CLASSE III SEZ I  - Ourboox.com
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UNA CORRISPONDENZA DAVVERO STRAORDINARIA

by prof. Notaro Paolina

Artwork: CLASSE III SEZ I

PREFAZIONE

Questo è un romanzo epistolare formato da lettere della classe 3I rivolte a Giancarlo Siani.
Giancarlo è definibile un’atleta di Dio, che ha combattuto contro le ingiustizie imposte dalle organizzazioni di criminalità organizzata nel territorio campano.
Siani, per combattere questo cancro, ha usato la carta, ma i suoi nemici imbracciavano una pistola: inutile dire come è andata a finire, però Giancarlo è uno dei pochi che si può fregiare di aver dichiarato guerra a viso aperto contro la camorra, anche se nessuno dovrebbe potersi far vanto di simile impresa, perché un giornalista poco più che 26enne non dovrebbe mai vedere la paura e la morte sulla propria terra.

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Di fatto, però, Giancarlo ha acceso una scintilla che questo romanzo punta a tenere viva e se possibile ad alimentarla, così che divampi.

La battaglia di Giancarlo non è finita: c’è ancora tanto da fare, del resto si dice che se mai si inizia mai si finisce.
Porcio Catone 2000 anni fa disse: “i ladri e gli assassini di beni privati vivono nella miseria e nelle carceri, mentre i corrotti, ladri di beni pubblici vivono nella gloria e nell’opulenza”.

Io credo che oggi – a distanza di duemila anni – questa citazione non debba essere più veritiera, ma a quanto pare lo è.

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Con questa raccolta, quindi, speriamo di mettere fine all’omertà che attanaglia le nostre terre per far emergere una voce che metta fine alle ingiustizie, per lasciare spazio alla speranza di un futuro migliore.
(a cura di Marco Napolitano)

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Nola, 11 novembre 2018

 

Caro Giancarlo Siani,

anche se non sei più qui tra noi, mi farebbe piacere farti ascoltare le mie considerazioni ed pensieri in riferimento a tutte le cose importanti che tu hai saputo portare alla luce e che erano rimaste profondamente nascoste, perché mai nessuno aveva osato – o per meglio dire – aveva avuto il coraggio di gridare a gran voce quella verità scomoda, che attraverso i tuoi articoli giornalistici hanno fatto conoscere la brutta realità del paese in cui viviamo.

 

 

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Hai combattuto con penna e inchiostro i modi più brutti del nostro paese: “Delinquenza,

criminalità, politica corrotta, in una sola parola: CAMORRA !!!.

Tutto questo nonostante la tua giovane età, ma quello che ti dava la forza di fare tutto questo era la ricerca della verità e la voglia di un cambiamento, che sapevi sarebbe stato molto difficile, ma non ti sei lasciato intimidire ed hai continuato a scrivere contro chi era a favore della illegalità.

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Tutto questo ti fa onore perché, ancora oggi, è presente la tua immagine come un esempio da seguire senza avere paura dell’omertà – che ancora oggi fa parte della nostra vita.

Come te, altri eroi ci sono stati e il pensiero va al grande Giovanni Falcone che continuando la lotta contro la mafia sfidando tutto e tutti, mettendo a rischio la sua famiglia e se stesso percorrendo la sua strada con la consapevolezza di poter incorrere in una fine tragica, cosa che si è poi verificata con la strage di Capaci.

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Sono convinto che il tuo sacrificio rappresenti un impegno per noi giovani a sostenere la Giustizia e tutto ciò che è legale, combattendo per un paese libero, democratico e fondato su ideali seri che tutti noi giovani dovremmo sostenere, condividere, per avere una vita più tranquilla e un lavoro onesto.

L’impegno non dovrebbe essere solo da parte di noi giovani, ma anche da parte di coloro che ci governano cercando di trovare una stabilità che purtroppo oggi non c’è.

Ora ti saluto, i miei impegni da studente mi reclamano.

 Marco Ardito

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Nola, 13 Gennaio 2019

 

Caro Giancarlo,

non è affatto facile per me, che ho solo dodici anni, scrivere una lettera ad una persona che non ho mai conosciuto, ma in questo caso mi basta ricordare il tuo nome e tutto diventa più semplice.

Si, perché il tuo nome è entrato nelle case e nelle menti di molti, perché hai avuto il coraggio di raccontare delle amare verità che hanno sconvolto molti equilibri.

Non ti sei limitato a fare il lavoro di un semplice giornalista, sei andato ben oltre e questo ti è costato caro, molto caro, la tua giovane vita.

 

 

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Hai toccato interessi molto forti e, perciò, non hai potuto godere delle gioie che la vita ti avrebbe riservato: carriera, famiglia, amici, viaggi e molto altro.

Sei un “Grande”, perché – nonostante tutto e tutti – il tuo coraggio continuava ad andare a braccetto con la tenacia, la caparbietà e soprattutto con l’onesta con cui hai svolto il tuo lavoro: sì, perché avevi già intuito che i tuoi colleghi non avrebbero mai scritto di te: “e visse felice e contento!”

Qualcuno ha deciso di porre fine alla tua vita, bloccando per sempre la strada che tu avevi intrapreso per giungere alla verità per liberare la nostra terra dal male, chiamato camorra.

Se tu fossi qui, io avrei una carrellata di domande da porti, ma una te la faccio ugualmente:

Caro Giancarlo, ma ne è valsa veramente la pena?

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Non era forse meglio sacrificare le tue giornate accompagnando i tuoi figli a scuola, a danza o a calcetto?

Non era forse meglio essere con loro, mentre spegnevano le candeline del loro compleanno?

Non era forse meglio aiutare tua moglie a preparare le valige per un meraviglioso viaggio insieme?

Scusami, se la penso così, ma come ti dicevo, ho solo dodici anni e vedere mio padre la sera che ritorna a casa dopo una lunga giornata di lavoro, mi riempie il cuore di gioia.

Troppi sono gli episodi di violenza e le organizzazioni criminali che continuano ancora oggi ad agire, infatti proprio mentre io ti sto scrivendo, ad Afragola, è in visita il ministro Salvini che con il suo intervento vuole testimoniare la presenza dello Stato sul territorio partenopeo, ma soprattutto vuole sostenere gli Afragolesi: è lì per dire loro che lo Stato c’è!

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I cittadini di Afragola, difatti, sono fortemente spaventati e preoccupati poiché dei clan camorristici in ventidue giorni hanno fatto scoppiare otto bombe cercando di sfidare lo Stato, al fine di ottenere tangenti o “pizzo” come meglio conosciuto dai commercianti.

Caro Giancarlo, a mio parere, nel nostro piccolo, dobbiamo contribuire ad aiutare la nostra amata terra a liberarla da questo male chiamato camorra.

Basta silenzi! Basta arrendersi lo Stato vincerà!

Anche se risulta molto difficile e rischioso, ci vuole non poco coraggio, ma insieme possiamo farcela.

 

 

 

 

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Viviamo un presente molto “malato” per cui il futuro senza alcuna prevenzione o cura non potrà di certo brillare.

Ti ringrazio per tutto quello che hai saputo raccontare e per quello che ancora avresti potuto. Una cosa è certa, la tua vita è stata una grande lezione per i posteri, spero un giorno che anch’io, nel mio piccolo, possa contribuire ad un mondo migliore, operando sempre negli ideali di verità e di onestà.

Con grande ammirazione e affetto,

Arianna Arvonio.

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Saviano 13 novembre 2018

Caro Giancarlo,

ti scrivo questa lettera per tenere vivo il ricordo di tutti gli obiettivi che sei riuscito a raggiungere con impegno, forza e dedizione. Sei l’emblema di ciò che significa lottare per poter raggiungere il proprio scopo. Ormai sono passati più di trent’anni dalla tua morte, ma tu resti sempre nei cuori di chi sin dall’inizio ha creduto in te e ti ha sempre sostenuto in questo tuo duro cammino. Non tutti desideravano la tua presenza in questo mondo, così la camorra ha deciso di ucciderti il 23 settembre 1985.

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Purtroppo non tutti hanno la capacità di comprendere che le idee di una persona restano sempre, anche se la persona che le ha avute non è più in vita, l’importante è saperle sviluppare al meglio, d’altronde non è un caso che il magistrato Giovanni Falcone utilizzava la celebre citazione:  “gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.” 

Tu Giancarlo, non hai mai avuto paura di esprimere la tua opinione e, per questo sei stato, sei e sarai sempre un grande esempio per tutti, grandi e piccini.

La tua forza di volontà, la tua voglia di dire ciò che pensi senza essere giudicato, il tuo essere te stesso davanti a tutti, la tua voglia di lottare senza mai fermarti, fanno di te una persona degna di essere chiamata con questo nome, una persona che può, anzi deve tenere la testa alta per l’obiettivo che è riuscito a raggiungere.

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Tu Giancarlo, hai scritto la storia del nostro Paese. Non credo si possa parlare di camorra senza nominarti, senza pensare a tutte le azioni fatte da te. Per questo bisognerebbe darti un riconoscimento speciale.

Sebbene tu, con i tuoi sforzi e i tuoi sacrifici, sia riuscito a rendere il nostro Paese un luogo migliore, fiero di poter pronunciare il tuo nome a voce alta, ci sono ancora tutti quei camorristi che credono che il loro gesto sia servito a qualcosa, ma la verità è che sono proprio queste persone ad essere le più deboli poiché sono solo in grado di impugnare un’arma e sparare, senza assumersi le proprie responsabilità.

Ti scrivo questa lettera anche per tenerti aggiornato sulle ultime news di Napoli, magari potresti scrivere qualche articolo anche da lassù, che ne pensi?

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In ogni caso, ci tenevo a farti sapere che dopo la tua morte sono stati arrestati molti camorristi, giustiziandoti al meglio.

Ad oggi non si può dichiarare Napoli una città sicura, ma indubbiamente si può affermare che la tua morte ha risvegliato nella coscienza umana, i principi morali dell’onestà, della sincerità e della legalità, che hanno migliorato di molto la vita e la sicurezza in città.

Io credo che non basti mai ciò che si fa per migliorare la vita, poiché viviamo in una società composta da buoni e cattivi e non penso si possano eliminare del tutto i cattivi, però penso sia strettamente necessario darsi da fare per migliorare la qualità della loro vita, ad esempio di tutti quei bambini che vivono per strada, che saltano la scuola e che molto probabilmente diventeranno soldati di qualche clan camorristico.

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È, quindi, fondamentale il contributo di tutti, al fine di coinvolgere questi ragazzi nelle attività scolastiche, sportive e ricreative sottraendo loro il tempo da passare in strada e garantendo un diverso modo di affrontare la vita che gli possa servire per la vita futura.

Di una cosa son certa confrontando la tu epoca con la mia, che la presenza di sicurezza era una delle maggiori finalità a cui

miravi di raggiungere e credo che tu ci sia riuscito come solo e solamente tu potevi riuscirci.

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Giancarlo, con il tuo modo di fare, hai ispirato moltissime persone e tutt’ora stai spronando altrettanta gente, non ti sei mai fatto mettere a tacere, anche quando eri sul punto di morire ed è per questo che molte persone ti prendono come esempio per il proprio principio di vita, esattamente per questo motivo ti stimo in una maniera assoluta.

Tanti saluti!

Diletta Baldassarre

P.S. Spero che da lassù tu possa vedere ciò che sei riuscito a migliorare, perché è fantastico!

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                                           Moschiano, 11 novembre 2018

Caro Giancarlo,

a distanza di 33 anni da quella tragica sera del 23 dicembre del 1985, ti scrivo. Purtroppo, mai, potrò ricevere una tua risposta ma, magari, chi è in prima linea come tu lo eri, potrà rispondere per te. Ti scrivo per dirti che ti ammiro: altro che supereroi della Marvel. Certo, tu non avrai sparato laser dagli occhi , né avrai mai letto nel pensiero delle persone ma, come gli eroi tanto idolatrati, hai affrontato, senza alcun timore, un nemico tanto grande quanto potente: la mafia. A soli 26 anni, hai deciso di colpire qualche tentacolo del nemico della nazione che tu amavi tanto, scrivendo e pubblicando le loro infami storie.

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Con la tua Mehari verde inseguivi e perseguivi il sogno di diventare giornalista affermato. La redazione de “Il Mattino” di Napoli, finalmente, ti aveva offerto un contratto a tempo indeterminato. Purtroppo i “cattivi”, che tu affrontavi e sfidavi in punta di penna, avevano deciso di porre fine alla tua carriera da supereroe e con essa la tua vita!

Il 23 settembre 1985 hai appeso il mantello al chiodo, ma non per tua scelta. Il “cattivo” che stavi coraggiosamente affrontando, purtroppo, quel giorno, fu più forte di te: ti sparò guardandoti negli occhi.

Un colpo di pistola può, sì, ammazzare un uomo, ma non le sue idee. Non uccise, infatti, i tuoi articoli e i tuoi ideali.

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Questi ultimi continueranno ad esistere e ad insegnare a noi ragazzi che la mafia, la camorra o in qualunque altro modo si voglia chiamare questo morbo che infetta il nostro mondo fin dal 1800 col brigantaggio, è “curabile” con il coraggio e l’onestà.

Attraverso la sensibilizzazione dei bambini e dei ragazzi fin dalla scuola elementare, si potrebbe cercare di allontanare il pensiero criminoso dalle menti ancora non plasmate. Se i docenti parlassero di più della mafia, magari, una bella fetta dei “baby boss” non esisterebbe. Il compito fondamentale risiede, però, nei genitori che dovrebbero controllare maggiormente i loro figli trasmettendo loro i “principi d’oro”, quali: l’onestà, la giustizia e la lealtà.

 

 

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Non dovrebbero, inoltre, permettere a dei BAMBINI di rimanere in strada fino a tarda notte. Spero che un giorno i genitori di questi “baby boss” si rendano conto che hanno contribuito ad allungare i tentacoli della nera piovra.

Il pensiero che volevo farti arrivare con queste righe è che ho deciso di lasciar stare i supereroi che volano e posseggono poteri irreali, per concentrarmi ed ammirare i veri supereroi, coloro che combattono contro nemici reali.

Con questa volontà ti saluto, caro Giancarlo, sperando di incontrare e stringere la mano, se nona te, a chi è in prima linea proprio come lo eri tu e spero un giorno di esserci anch’io.

Tanti saluti,

Giuseppe Buonaiuto

 

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Nola 13 novembre 2018

Caro Giancarlo,

ascoltando la tua storia ho capito che le passioni possono essere realizzate soltanto se credi davvero in quello che fai.

Il tuo sogno era quella di diventare un giornalista e, dopo anni di sacrifici, finalmente il mattino di Napoli ti ha offerto un contratto.

Ti occupavi di cronaca nera, e sapevi contro chi stavi combattendo, per questo motivo sei stato un eroe, non hai avuto paura di nessuno proprio come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ricorda che i tuoi articoli sono ancora presenti oggi, infatti ne sono stati tratti dei libri, inoltre, informandomi di più sulla tua vita, ho capito che bisogna dire quello che si pensa e

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fare quello che è giusto, ma soprattutto di non rimanere mai in silenzio di fronte ad una difficoltà.

Sei stato un eroe ma, soprattutto, un grande giornalista… sei riuscito a scoprire il male affare della camorra denunciandolo con i tuoi articoli. Per questo motivo i camorristi sostenevano che tu eri diventato ormai una minaccia per loro, quindi decisero di ucciderti, progettando l’attentato del 23 settembre 1985 sotto casa tua.

Di fatti di cronaca di stampo camorristico ne sono accaduti tanti nel mio paese di origine (Quindici). I più eclatanti sono avvenuti negli anni 80-90 fino ad arrivare negli anni 2000 con la famosa strage delle donne.

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In una sera d estate le donne di due clan rivali si sono scontrate su dei vecchi rancori esplodendo in una violenza inaudita, infatti morirono in quell’attentato 3 donne e una ragazzina. Questa notizia ebbe a suo tempo una risonanza a livello mondiale, infatti questo piccolo paese della provincia di Avellino per questo atto così crudele e unico nel suo genere è conosciuto attualmente in tutti gli angoli del mondo per un paese ad alto rischio camorristico.

Per fortuna, oggi Quindici si presenta migliorato e cambiato sotto molti punti di vista.

La camorra è un cancro che va combattuto ed estirpato totalmente dalla società.

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Essa nasce dall’ignoranza delle persone e dalla mancanza dello stato in determinati ambienti. Dal mio punto di vista, una possibile soluzione sarebbe insegnare ai ragazzi, già in tenera età, che fare una vita da camorristi significa essere sempre privi di libertà e di amore verso il prossimo. Inoltre, per far diminuire gli episodi di camorra, ci dovrebbe essere maggior controllo da parte dello stato.

I MIEI CARI SALUTI

SALVATORE GRASSO

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Nola, 13 Novembre 2018

Caro Giancarlo,

per me sei stato un uomo molto coraggioso, come tutti quelli che come te hanno lottato per far vincere la giustizia e per sconfiggere la Camorra: purtroppo, siete stati uccisi e sconfitti da essa, ma a noi rimane il  messaggio che avete lasciato, ovvero  lottare sempre per la giustizia.

Quel maledetto 23 Settembre del 1985 ci hai lasciato: se n’è andato un uomo, un buon cittadino, ma il tuo esempio rimane qui con noi. Se n’è andato un uomo che stava inseguendo il suo sogno di diventare giornalista:

<<Ci eri quasi riuscito, grazie all’opportunità che ti aveva dato il Mattino, ma la verità a qualcuno non stava bene e allora ha deciso di ucciderti>>.

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Giancà, ti posso assicurare che non è cambiato molto da quando te ne sei andato: la Camorra è ancora viva, forse l’unica cosa che è cambiata è che nessuno ormai si scontra contro questa grande organizzazione che sta tendendo a crescere grazie al nostro silenzio. Io sono una ragazza di soli 13 anni ma che di esempi della Camorra ne ha visti, dato che mio padre fa il poliziotto, ho potuto osservare diversi suoi interventi contro persone che fanno parte di essa.

Un evento di cui ti posso parlare è quello successo tra il 2002 e il 2004, che va sotto il nome di “Prima faida di Scampia”: è stata una guerra di Camorra combattuta soprattutto nel quartiere napoletano di Scampia, che ha coinvolto una serie di clan napoletani: da una parte i Di Lauro di via Cupa dell’Arco a

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Secondigliano , dall’altra la frangia dei cosiddetti “scissionisti”, anche detti “gli spagnoli” , gruppo nato da una costola degli stessi Di Lauro .

Le principali cause che hanno scatenato il conflitto possono essere ricondotte al controllo dei territori e delle attività illecita (traffico di eroina, cocaina, marijuana, hashish e droghe sintetiche) nonché alle vendette di natura personale.

Giancà , ti prometto che porterò avanti il tuo esempio finché ci potrò riuscirci e spero che un giorno la Camorra possa essere definitivamente sconfitta.

Ti saluto,

Elena Graziano

 

 

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NOLA, 13/11/18

Caro Giancarlo,

dopo aver letto la tua storia, ho pensato di scriverti questa lettera, tante sono le curiosità che ho e che avrei voluto chiederti. Il tuo sogno era di diventare giornalista e ci stavi anche riuscendo grazie ad un contratto proposto da Il Mattino di Napoli, eppure qualcuno –per via delle tue inchieste contro la camorra – voleva distruggere il tuo sogno ed ha deciso che dovevi essere messo a tacere, perché eri troppo curioso. Tu, non curante, sei andato avanti per la tua strada, fino alla tua morte. I tuoi articoli, però, non sono morti con te e sono diventati dei libri, mentre le tue parole sono arrivate nelle scuole, tra i ragazzi:

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essi, ascoltando la tua storia, hanno capito quanto grande può essere una passione, quando – nonostante le difficoltà– credi davvero che possa diventare concreta.

Quest’anno anche la tua automobile ha ripreso vita, per portare in giro per l’Italia le testimonianze di quelli che hanno capito il tuo sacrificio.

Per anni abbiamo pensato che la mafia fosse una cosa lontana da noi e di cui era meglio non interessarsi.

Tu ci hai insegnato che le parole fanno più male di una bomba, che non importa chi sei e da dove vieni, basta dire ciò che si pensa e, soprattutto, ciò che è giusto dire è che non bisogna restare in silenzio se vediamo qualcosa che non va come dovrebbe andare.

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Quest’estate è crollato un ponte a Genova, il ponte Morandi: questo evento mi ha molto colpita, perché sono morte tante persone innocenti: i costruttori del ponte si sono scaricati la responsabilità dell’accaduto gli uni con gli altri, senza mai ammettere di aver sbagliato a non fare manutenzione al ponte ormai vecchio da anni, né hanno chiesto scusa alle famiglie delle vittime.

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Forse, quello che manca oggi è il senso civico che rende i cittadini responsabili delle proprie azioni e dei propri comportamenti, se tutti noi agissimo nel bene comune, seguendo il tuo esempio, si potrebbero evitare tanti episodi spiacevoli che purtroppo riempiono i giornali quotidianamente.

Spero che, dall’angolo di Paradiso in cui ti trovi, tu possa vedere l’eredità che hai lasciato alle persone e gioirne.

Ti saluto,

Francesca Lucio

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Nola, 13 Novembre 2018

Caro Giancarlo,

come stai lassù?  Ti scrivo questa lettera per dirti che sei un esempio che tutti dovrebbero rispettare.

Fino a pochi giorni fa, non ti conoscevo ma, quando sono venuta a sapere quello che ti è successo, mi si è riempito il cuore di tristezza e di rabbia. Sai di cosa sto parlando?  Del 23 settembre 1989, il giorno in cui sei stato ucciso con 10 pallottole in testa, da due assassini solo perché, avevi pubblicato una notizia contro di loro.

Io sono davvero nauseata da queste persone perché, neanche gli animali più selvaggi si sarebbero comportati come loro. Eri un semplice giornalista che svolgeva il suo lavoro con correttezza e determinazione, non meritavi questa fine.

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Hai avuto il coraggio di dire la verità e hai tutta la mia riconoscenza.Hai sempre saputo i rischi a cui andavi incontro ma, invece di scappare, hai lottato per i tuoi ideali. Hai combattuto contro la camorra e contro il male, perché i camorristi non hanno cuore e non distinguono il bene e il male. Non è possibile che il nostro paese sia un posto di guerra e di terrore. Non stiamo facendo nulla per migliorare gli errori del passato, ma li stiamo peggiorando. Quando le persone cercano di dire la verità, rischiano e perdono la propria vita come è capitato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

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I due giudici sono morti, perché speravano di porre fine alla criminalità organizzata in Sicilia e sono stati dei veri eroi. Secondo me tutti dovremmo sostenere le persone giuste e oneste e combattere ogni forma di delinquenza.

Credo nella libertà, nella solidarietà e nella pace e spero di vivere in un mondo migliore. Un saluto e un grosso bacio.

Martina Pappagallo

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Lauro, 13 novembre 2018

Caro Giancarlo,

questo pomeriggio ho voluto scriverti perché in questi giorni, in classe, abbiamo parlato molto di te. La professoressa d’italiano ci ha fatto svolgere alcune ricerche sulla tua vita e su tutto ciò che hai fatto per combattere la camorra.  Inoltre abbiamo scoperto che sei stato un giornalista per il quotidiano “Il Mattino”: ti occupavi soprattutto di cronaca nera.

Un tuo articolo, però, fu decisivo per la tua vita: trattava dell’intreccio tra criminalità organizzata e politica perciò indusse la camorra a sbarazzarsi di te.

Il 23 settembre 1985, DIECI colpi di pistola posero fine alla tua vita. Nonostante te ne sia andato, le tue idee rimangono.

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Anche io, infatti, nel mio piccolo, cerco di lottare per ottenere giustizia, ad esempio aiuto alcuni dei miei amici, che subiscono atti di bullismo, faccio capire loro che bisogna ribellarsi di fronte alle persone che ne approfittano di loro. Se, però, dovessi volgere lo sguardo al mondo in cui vivo mi renderei subito conto che la camorra esiste ancora, eccome! Infatti, nonostante tu sia morto per le ingiustizie della camorra, si verificano ancora fatti di cronaca a stampo camorristico: al TG, su internet, sui social, c’è sempre qualche notizia che conferma la presenza della camorra, che a me ricorda tanto quelle piante infestanti difficilissime da sradicare e che una volta estirpate ricrescono sempre. Alcuni mesi fa, ad esempio, c’è stato un maxi sequestro al clan dei Casamonica nel Lazio:

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auto, terreni e ville (arredate con moltissime rifiniture in oro, statue di marmo e tende imponenti ovunque) il tutto acquistato con soldi sottratti a lavoratori onesti. 

Questi camorristi, successivamente, sono stati accusati e arrestati per furti, omicidi, abusi edilizi e detenzione di stupefacenti. Inoltre, in queste ville, sicuramente, la polizia non ha mai messo piede ed è questa la cosa che più mi sconvolge!

Queste situazioni mi incutono tanta amarezza…ma nonostante tutto cerco di portare avanti quelli che sono gli ideali di pace e fratellanza.

Alla luce di quanto accade io proporrei leggi più rigide, controlli più serrati ed educare i bambini, sin da piccoli, a casa o nelle scuole, al rispetto delle leggi e al saper vivere civilmente rispettando l’altro.

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Concludo dicendoti che conosco da poco la tua storia, ma da subito mi ha colpita e spero che quello per cui hai lottato tu e tantissime altre persone, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, un giorno, possa aiutare a far cessare l’illegalità e l’ingiustizia. Una ragazza che stima ciò che hai realizzato e che vuole ottenere in questo mondo, pace e giustizia.

Un caro saluto 

Ludovica Concetta Peluso

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Nola, 13 Novembre 2018

Caro Giancarlo,

ti scrivo per esprimerti la mia ammirazione e la mia solidarietà. Io sono un ragazzo di tredici anni, ho conosciuto gli eroi attraverso i film, i fumetti e la storia, persone che hanno sacrificato la loro vita per gli altri. Tra questi ricordo: Spiderman, Superman, Batman, Flash, Napoleone, Garibaldi, Giulio Cesare, Ulisse, Achille, Ettore, Perseo ed altri; gli eroi della scienza come Pitagora, Archimede, Galileo, Newton; filosofi come Socrate e il mio conterraneo Giordano Bruno che fu bruciato vivo perché non volle ritrattare la sua teoria dei mondi infiniti; eroi nel campo della magistratura come Falcone e Borsellino e preti come Don Puglisi e Don Peppe Diana.

 

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Poi ho conosciuto te, giovane giornalista Napoletano, che ha interpretato e vissuto sulla sua pelle il significato più nobile e più vero del giornalismo.

Ti ammiro e ti voglio bene, perché mi hai insegnato a non tacere per paura, ma a dire sempre la verità, anche quando si sa che costerà caro questo atto di grande dignità e intelligenza.

Ti ho amato, perché ti sei fatto ammazzare per la verità e la giustizia, rinunciando alla giovinezza, ai sogni, alla tua Daniela e ad una sicura gloria nel mondo della carta stampata.

 

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Da quando sei morto ad oggi, purtroppo ci sono stati tanti episodi di camorra come quello recente che ha visto vittima e vincitore ad un tempo il proprietario di una nota pizzeria napoletana. Davanti al locale è esplosa una bomba che ha mandato in frantumi la pizzeria.

L’indomani – però – il giovane proprietario ha detto al microfono di Rai 1 che mai avrebbe chiuso il suo storico locale. Caro Siani, il tuo sacrificio e la tua lezione di vita non sono stati vani, perché soprattutto i giovani si rispecchiano nei tuoi esempio.

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Voglio ricordare delle parole che ho letto su un testo di Ugo Foscolo: soltanto chi non lascia nessun ricordo di sé muore del tutto.

Potrei ancora continuare, ma sarei ripetitivo; pertanto mi fermo qui e ti auguro di riposare in pace.

Confermo che il tuo sacrificio non è stato inutile!

Un abbraccio,

Pietro Rainone

…Un ragazzo colpito profondamente dalla tua tragica storia.

 

 

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Nola,  13 Novembre 2018

Caro Giancarlo,

mi chiamo Gaetano e sono un ragazzo napoletano come te, fortemente dispiaciuto perché non ti ho potuto conoscere, ma soprattutto perché ho un miliardo di cose da chiederti. La camorra ha deciso di metterti a tacere, considerandoti una persona scomoda. Il loro, però, è stato un tentativo vano, in quanto le tue idee ancora oggi arrivano a noi e rimangono impresse nelle nostre menti.

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La tua storia, nostro malgrado si è ripetuta anche negli anni successivi e tutti questi episodi permettono a noi giovani di informarci su questo “cancro” della società spronandoci al miglioramento.

Grazie per averci donato qualcosa di cui oggi parliamo.

Un caro saluto,

Gaetano Santaniello

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Nola,13 Novembre 2018

Caro Siani,

ti volevo scrivere questa lettera, perché anche se non ti conosco, a scuola ci hanno parlato molto di te. Mi chiamo Stefano, ho 13 anni e frequento la classe 3I della scuola secondaria di I grado Merliano Tansillo di Nola.

Ho saputo che hai lavorato per il quotidiano il Mattino di Napoli e che il tuo sogno era di strappare il contratto da praticante giornalista professionista, per poi poter sostenere l’esame, e diventare giornalista professionista.

Le tue inchieste hanno scavato sempre più in profondità, tanto da arrivare a scoprire la moneta con cui i boss mafiosi facevano affari.

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Per tutte queste cose che ho appreso devo dirti che, purtroppo, è cambiato ben poco dalla tua morte. Un episodio che mi ricordo è stato il 5 Febbraio del 2016 in cui sono stati commessi tre omicidi, tutti legati al traffico di droga. La situazione da allora è degenerata molto, perché ci sono molti minorenni che già commettono omicidi o spacciano droga. Questi ragazzi vivono e crescono in contesti particolari, dove le famiglie vivono spesso nella illegalità offrendo loro esempi negativi.

 

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Dal mio punto di vista, la situazione potrebbe migliorare non solo facendo più controllo, ma educando i giovani offrendo loro modelli migliori, spronandoli allo studio tale che non possano diventare strumenti nelle mani di trafficanti e spacciatori o di chiunque altro appartenga a questo insulso sistema.  Più di ogni altra cosai bisogna avere il coraggio di denunciare ogni atto illecito, che affonda le sue radici nelle organizzazioni criminali.

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Io ho apprezzato molto il tuo coraggio, perché raramente le persone denunciano episodi di camorra, invece, tu denunciavi la corruzione e il malaffare della città di Napoli. La scuola a cui hanno dato il tuo nome e la statua inaugurata a Napoli spero che non rimangano solo dei simboli, ma siano d’ esempio a tutti i giovani di oggi.

Un forte abbraccio

Stefano Santaniello

 

 

 

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Nola,13 novembre 2018

Caro Giancarlo Siani,

oramai ne è passato di tempo dalla tua scomparsa, pochi mesi fa è ricorso il 33° anniversario della tua morte. Tutti conosciamo la tua storia: sei sempre stato un ragazzo civile, che ha lottato contro la criminalità organizzata.

Hai affrontato ogni situazione che avevi dinanzi a te, sempre con coraggio, grazie alla tua intelligenza. Dopo essere entrato nella redazione de “Il Mattino”, speravi che il tuo Direttore firmasse quella famosa lettera di ammissione, per poi proseguire la tua grande carriera di giornalista. Intanto, tu ti documentavi sempre su tutto e continuavi a produrre nuovi articoli riguardanti l’arresto del boss di Torre Annunziata.

 

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Ti sei fatto accettare da tutti i tuoi colleghi con il tuo bel sorriso e anche grazie alla tua disponibilità che avevi verso tutti. Da quella redazione, tu avesti il piacere di conoscere tante persone, ma in particolare una bella ragazza, di cui tu eri follemente innamorato!!

Successivamente, in uno dei tuoi articoli si parlava dell’alleanza tra Gionta e Lorenzo Nuvoletta. A quel punto, Nuvoletta fece arrestare il boss Gionta per non tradire l’onore di essere un mafioso e tu venissi a sapere tutto ciò grazie alla conoscenza di quel tuo amico capitano dei carabinieri.

 

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Un giorno, dopo il lavoro tu tranquillamente avevi acquistato due biglietti per guardare un bel film al cinema in compagnia della tua cara amica, ma purtroppo Lorenzo Nuvoletta aveva deciso il tuo destino.

Il 23 settembre del 1985 venisti colpito in testa sotto casa da 10 pallottole di una Beretta di 6.75 mm da una coppia di assassini.

Ci sono stati tanti uomini dopo di te come il magistrato Giovanni Falcone e il suo compagno di lavoro Paolo Borsellino, anch’essi uomini amanti del rispetto delle leggi che hanno lottato contro Cosa Nostra, morendo assassinati per la sete di giustizia.

Secondo me, per contrastare realmente la criminalità, bisogna agire sull’educazione di tutti noi sin da piccoli eliminando questo problema a livello culturale.

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Ciò che occorre è la volontà di modificare atteggiamenti, motivazioni e modi di pensare di ciascuno di noi, bisogna combattere l’indifferenza delle persone nei riguardi di queste problematiche. Praticamente bisogna iniziare in primo luogo dalla famiglia, dando buon esempio ai figli da parte dei genitori.

Nelle scuole, inoltre, bisogna intensificare l’organizzazione delle manifestazioni contro la mafia favorendo sempre più l’intervento della polizia di Stato e della magistratura che quotidianamente sono a stretto contatto con queste realtà.

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Giancarlo, persone come te ce ne sono stati e ce ne saranno sempre, ma purtroppo ci sono e ci saranno personaggi come Gionta e Nuvoletta.

Per me sei stato un grande uomo, rispettoso di tutto e tutti, un esempio e punto di riferimento da seguire in nome della verità!! Sempre i migliori uomini ci lasciano e tu sei stato uno di quelli!!

Ci manchi tanto Giancà!!

Serena Scibelli

 

 

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Nola, 13 Novembre 2018

Caro Giancarlo,

non ho avuto la possibilità di conoscerti personalmente, ma sono al corrente della tua storia.

Il mio nome è Nicole e sono una ragazza che frequenta la terza media alla Merliano Tansillo di Nola.

Alcuni giorni fa, a noi alunni, è stato chiesto se volevamo partecipare ad un concorso di scrittura dedicato a te.

Sulla base di questo impegno scolastico da affrontare mi sono documentata su chi tu fossi e cosa avessi fatto.

Nonostante il tremendo epilogo, infatti, hai pagato con la vita il tuo impegno di giornalista, condivido pienamente la battaglia che hai sostenuto contro le organizzazioni malavitose.

 

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Camorra, mafia, ndrangheta sono terribili piaghe della nostra società che, attraverso la violenza, riescono a imporre le loro scelte ad interi territori, soprattutto al Sud.  Un esempio eclatante è il processo “Mafia Capitale” iniziato il 2 novembre del 2015: un vero terremoto nella vita istituzionale romana, che vede finire in manette amministratori locali, manager di municipalizzate, imprenditori e soggetti legati alla malavita per associazione a delinquere di stampo mafioso, corruzione e finanziamento illecito.

Un esempio fra tanti per ricordare il livello delle pericolose infiltrazioni che oggi incancreniscono la nostra società.

Tutti noi dovremmo dare il nostro contributo per cercare di sconfiggere questo male sociale. Occorrerebbe principalmente ripristinare una cultura della legalità.

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I giovani sono molto importanti per il futuro di un Paese e questo i mafiosi lo sanno. I ragazzi sono le prede principali delle organizzazioni camorristiche e giri illegali. Informare i giovani repentinamente eviterebbe che finiscano in affari criminali e favorirebbe – sicuramente – la legalizzazione della società futura migliorandone la vivibilità.

Come giornalista, hai avuto il coraggio di denunciare tutto questo, a differenza di altri che, prima e dopo di te, hanno scelto il silenzio.

La tua sete di giustizia l’hai pagata amaramente, ma resti per tutti noi un importante punto di riferimento.

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Grazie alle tue inchieste hai portato alla luce una verità rimasta per troppo tempo nascosta, riuscendo a squarciare il velo di omertà che la ricopriva.

Concludo questa mia lettera citando le parole di una poetessa bulgara: “Nessuna paura che mi calpestino. Calpestata, l’erba diventa un sentiero”.                                                                        Caro Giancarlo, ti hanno calpestato, ma sei diventato il nostro sentierO Con affetto

Nicole Strocchia

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Nola, 13 novembre 2018

Caro Giancarlo,

seppur è passato tanto tempo dalla tua scomparsa si parla ancora di te e della tua morte avvenuta tragicamente, si racconta della tua lotta contro i grandi sistemi camorristici, protesta che – purtroppo – la gente comune ha conosciuto soltanto con il tuo assassinio.

Quando ho sentito per la prima volta la tua storia, fatta di tanti sacrifici che ti hanno portato alla realizzazione del tuo grande sogno di diventare “giornalista “del quotidiano “Il mattino“, e la tua scomparsa prematura e violenta, sono rimasto fortemente scosso e con una sensazione di disgusto, che mi lascia tuttora un forte amaro in bocca.

 

 

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Giancarlo, ti ringrazio per quello che hai fatto perché, in molti hai risvegliato un sano senso della legalità e della giustizia, con la tua consapevolezza di scontrarti contro individui spregevoli e con la a tua inarrestabile voglia di sconfiggere, attraverso la documentazione, ogni forma di ingiustizia sociale, economica e politica.

La sera del 23 settembre 1985 la mafia ha eliminato un altro paladino della giustizia, però, caro Giancarlo i fatti contro cui hai combattuto si ripetono

Caro Giancarlo, ti ricorderò sempre con afferro nelle mie preghiere.

Francesco Addeo

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Caro Giancarlo,

ti scrivo per dirti che per me sei stato un grande. La camorra ha fatto male a tutti, ha ucciso molte persone, in parole semplici la camorra ha rovinato il mondo. Io penso che sei stato un uomo coraggioso ad affrontare la camorra, solo che tu per sconfiggerla ti sei sacrificato per il nostro mondo.

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Non so se avrei fatto la stessa cosa, stando al tuo posto. Penso che la camorra non vince sempre, noi possiamo fare tanto. Io sento che, se tu oggi fossi stato vivo, saresti riuscito a sconfiggere la camorra.

Oggi grazie alla tua storia, ho capito che ognuno di noi deve fare la propria parte con le sue stesse forze.

Grazie Giancarlo

Bassi Marta

 

 

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Nola, 13 novembre 2018

Caro Giancarlo,

vorrei tanto averti conosciuto, poiché leggendo di te ho scoperto un uomo coraggioso e leale.

Al giorno d’oggi saresti indispensabile per la nostra società e per il bene di ogni cittadino e, se fossi ancora qui, ti avrei già ringraziato per ciò che hai fatto, per ciò che hai combattuto, per aver provato a salvare la nostra nazione da questo male.

 

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Mio malgrado, ascoltando il notiziario, si comprende che il tuo sacrificio è stato vano, infatti ogni giorno si apprende di un fattaccio della malavita.

Ti ringrazio per aver desiderato la giustizia di questo paese e di aver provato a salvarlo in nome di ogni cittadino.

Michele Bellomo

 

 

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Nola,13 Novembre 2018

Caro Siani,

ti scrivo questa lettera per dirti che ti sono grato per tutto quello che hai fatto, per tutte le guerre che hai combattuto contro quel mostro che ha colpito e colpisce ancora oggi l’Italia: quel mostro di cui tutti hanno paura e che il solo pensiero fa venire i brividi, colui che ha tolto la vita a migliaia di persone, e la maggior parte di queste credo che le conoscerai di certo, visto che sono come te: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Don Pino Puglisi, Don Giuseppe Diana.

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Secondo me, tu ora da lassù starai pensando “La mia morte è stata inutile, la mafia uccide ancora, la gente ha ancora paura e il mondo non è cambiato per nulla”, invece io penso che non sia vero, perché dopo la tua morte molte più persone hanno preso coraggio e hanno cominciato a camminare a testa alta, senza aver paura di parlare della mafia o di denunciarla.

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Difronte a tutto ciò, la camorra ha iniziato ad avere paura delle persone che combattono per la giustizia e la pace in tutto il mondo, ha paura che i proprietari dei negozi non gli diano più un centesimo e per questo uccide persone innocenti, fa esplodere bombe come hanno fatto con Falcone e Borsellino, e minacciano la gente.

Questo, però, non ci fermerà, e sai perché? Perché noi possediamo l’arma più potente del mondo: l’amore. Quest’arma è così potente, che non si scaricherà mai, perché quando ci si vuole bene, questo sentimento dura per sempre.

Ti dico, dunque, grazie per tutto quello che hai fatto per me, per la mia famiglia e per il resto del mondo.

Eternamente riconoscente,

 Francesco Boccia

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Caro Giancarlo Siani,

abbiamo iniziato a studiare la tua storia, le ingiustizie che ti sono successe trentadue anni fa. Mentre la professoressa ci raccontava e ci faceva vedere tutto quello che ti era successo, io seguivo con un nodo alla gola, nutrivo allo stesso tempo tanta rabbia verso coloro che hanno spezzato la tua giovane vita ed i tuoi sogni, ma anche infinita stima verso di te, per i tuoi principi morali e per i tuoi ideali di giustizia.

Con un nodo alla gola ho seguito la tua storia: tanta tristezza mi ha assalito nel vedere quelle cose, il tuo lavoro di una vita non portato a termine e alla fine assistere alla frantumazione dei tuoi sogni di diventare un grande giornalista e di sconfiggere la mafia: tutto è andato in fumo come la tua vita.

Mi ha fatto tanta rabbia, che non sei riuscito a portare a termine il tuo obbiettivo, e far sapere al mondo intero che era sbagliato tutto quello che stava accadendo.

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La tua storia mi ha fatto tanto riflettere sulla criminalità in generale, ma in particolare sulla mafia che nel mio immaginario è rappresentata da “un polipo che con i suoi tentacoli si espande in tutto in tutto il mondo ed è impossibile da catturare, perché se rompi un tentacolo subito ce n’ è un altro pronto ad aggredirti”.

Hai fatto venire alla luce tante cose brutte tra cui gli affari loschi tra il clan Nuvoletta e Valentino Gionta e furono proprio questi i mandanti della tua morte.

Giancarlo tu non ci sei più, ma ci hai lasciato la cosa più importante, le tue idee e la tua voglia di gridare al mondo sempre la verità.

Noi giovani dobbiamo vedere in te un esempio, per il tuo modo di fare, per il tuo coraggio ma soprattutto per la forza che hai avuto ad andare avanti, nonostante sapevi cosa potesse

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accaderti.

Per me, tu sei diverso da quelle persone che hanno perso la vita per lo stesso motivo, hai qualcosa di speciale, mi hai trasmesso la voglia di lottare sempre, di non arrendermi mai e di superare tutti gli ostacoli nonostante le difficoltà.

Vado avanti per la mia strada, fiero di aver conosciuto la tua storia, mi dispiace che non ci sei più, perché sapevo che mettevi tanta passione in quello che facevi e da oggi in poi ti prenderò come esempio per la vita di tutti i giorni.

Il tuo ammiratore,

Paolino Bottiglieri

 

 

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Caro Giancarlo,

mi è davvero facile immaginarti oggi.

Un giornalista cinquantanovenne che ama il suo lavoro, ma sa che tra poco dovrà lasciarlo per andare in pensione. Magari saresti stato felice, avresti potuto prenderti cura dei tuoi nipotini insieme a tua moglie Daniela.

Invece non è stato così. La tua carriera aveva appena fatto un passo decisivo, quello che poteva portarti al successo, iniziasti a collaborare come corrispondente da Torre Annunziata per IL MATTINO, ma ti hanno tolto tutto a causa del tuo ultimo articolo di cronaca nera. Ti hanno tolto la famiglia, Daniela, il sorriso, le intere giornate a scrivere quello per cui tu ci mettevi reale passione e impegno. Quello per cui tu hai rischiato e hai ottenuto la morte. Te lo sentivi, ne sono sicura, quel giorno sapevi che sarebbe prima o poi arrivato.

 

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La sera del 23 settembre avevi chiesto un permesso per uscire prima dal lavoro per recarti insieme alla tua amata ad un concerto.

Tranquillo sulla tua Mèhari verde acceso percorrevi la strada che ti riconduceva a casa, pronto per renderti affascinante e carico di adrenalina per la serata. Ed è qui, che tutto cade a pezzi.

A seguirti lungo la strada di casa vi erano due uomini ben armati, su una motocicletta dalla quale spararono le 10 pallottole fuoriuscite da una Beretta 7.65mm che ti uccisero sotto casa tua alle 20:50 circa.

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Dopo ciò, il tuo cammino ci conduce a non aver paura, a camminare a testa alta non pentendosi mai di ciò che si fa.

Io sono convinta che tu sei sempre stato sicuro di ciò che facevi, di ciò che scrivevi, di ciò che affermavi.

Non temevi nessuno, eri consapevole che un giorno sarebbe successo ciò che è accaduto quella sera. Non oso immaginare la sofferenza dei tuoi cari, ma Giancà, non è colpa tua.

Riuscivi a scrivere ed interpretare la realtà, facevi tutto ciò che un giornalista avrebbe il dovere di fare, ossia non mentire, non tralasciare nessun dettaglio soprattutto quelli che mettono la propria vita a rischio.

Hai giocato con il fuoco per il bene di tutti e, finché hai potuto, hai affrontato i nemici senza mai abbassare lo sguardo.

 

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Quel posto a IL MATTINO lo avevi davvero meritato, ma purtroppo se n’è andato, insieme al tuo corpo. Lo spirito e la voglia di andare avanti non ti hanno seguito nell’aldilà, perché come te, altri giudici e persone con il tuo stesso intento hanno fatto la stessa fine, chi fatto fuori con una bomba e chi con un paio di pallottole.

Oggi sta a noi giovani intraprendere la tua stessa voglia di fare e di andare avanti nonostante tutto, seguire i tuoi passi e quelli che li hanno fatti prima e dopo di te arrivando fino ad oggi.

Ho intenzione di seguire anche io i tuoi passi, ho intenzione anche io di combattere per la giustizia affinché la maggior parte della cattiveria umana sparisca, perché qui oggi tutto gira intorno ai soldi.

 

 

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Queste poche parole arrivano dal profondo del mio cuore caro Giancarlo, nel mio futuro ho intenzione di continuare quel conto che tu e tante altre persone non siete riusciti a concludere.

Ti prometto che in questo metterò tutta me stessa, ti voglio bene Giancà!

Vorrei abbracciarti forte.

Un caro saluto,

Daniela Arcamone

 

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Nola, 13 novembre 2018

Caro Giancarlo Siani,

mi chiamo Denise e, fino ad ora, non avevo mai sentito parlare di te, ma, appena mi hanno informata, mi sono appassionata subito alla tua storia.

Mi sono resa conto che ci sono stati tanti eroi che hanno combattuto contro la mafia, ma non sempre hanno vinto la “battaglia”.

Sin da giovane hai sempre lottato contro “le famiglie camorristiche”, calandoti nello specifico dei singoli individui.

Quando hai iniziato a lavorare per “Il Mattino” sapevi a cosa andavi incontro, però, hai continuato a lottare e a rimanere fedele alla giustizia.

 

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I tuoi articoli sono stati molto importanti per i movimenti del fronte anticamorra che stavano sorgendo in quel periodo e tu sei diventato il simbolo della lealtà per tutti i cittadini di Torre Annunziata: “Volevi riuscire a far capire all’umanità che la camorra s’era infiltrata nella vita politica e nella vita di tutti i giorni”. 

La camorra, però, dopo la pubblicazione del tuo articolo su “Il Mattino”, il 10 giugno del 1985, nel quale parlavi di diversi camorristi arrestati dalla polizia, come Valentino Gionta, reagì e decise di ammazzarti.

 

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Lorenzo Nuvoletta, un pericoloso camorrista, aveva un problema con un altro potente boss della camorra, ma tu fosti informato da un tuo amico, capitano dei carabinieri.

Lo scrivesti su uno dei tuoi articoli, causando l’ira dei due camorristi e Lorenzo Nuvoletta decretò la tua morte. Tu sei stato un altro eroe coraggioso che hai capito che la camorra non deve esistere più perché è sbagliata, come è sbagliato il modo di vivere dei camorristi.

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Queste persone hanno una vita orribile perché devono scappare ogni giorno e nascondersi dalla polizia, o rinunciare a tutto per vivere in un bunker.

Tu hai sempre combattuto per arrestarli e per far diventare la tua città un posto migliore.

Io sono d’ accordo con te e spero che un giorno i tuoi sacrifici verranno riconosciuti e che la camorra possa sparire per sempre.

Denise

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Caro Giancarlo,

qualche anno fa, quando frequentavo le elementari, i miei genitori erano andati ad una mostra di Andy Warhol senza di me, e, al loro rientro a casa, mi hanno raccontato di aver visto la tua Citroen verde. Io, all’epoca, non sapevo ancora tu chi eri, ma oggi ho capito il valore simbolico della tua auto e l’importanza del tuo passato.

Tu, per me, sei il simbolo del coraggio e della determinazione, perché hai evitato che la paura prendesse il sopravvento sulla passione che mettevi nel tuo lavoro e sull’amore che provavi per la tua fidanzata, ma proprio questi ti hanno portato alla morte.

Hai preferito seguire il tuo cuore anche se sapevi che, inevitabilmente, sarebbe arrivato il fatidico giorno.

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Ora io mi chiedo: perché sono così poche le persone che combattono la mafia? In fondo è un pericolo per tutti! Mi sembra che la mafia sia diventata legale al punto che pagare il pizzo per alcuni negozianti è diventato come pagare le tasse, che lo spaccio di droghe e le sparatorie sono diventate vicende “normali” che accadono quotidianamente.

In verità, io vorrei tornare al mondo che c’era un tempo, senza persone corrotte dal denaro e con il grilletto facile disposte a tutto. La mafia si è estesa anche troppo fino a diventare un’organizzazione inserita anche nella politica.

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Io sono fiera della mia Patria perché ci sono donne e uomini come te disposti a dare la vita per la verità e per la giustizia.

Per il momento, non è cambiato molto da quando sei andato via, infatti si continuano a registrare eventi di stampo camorristico.

La gente, però, grazie a te ha aperto gli occhi e si impegna a contrastarla, ma non sempre è facile.

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Ti saluto con la speranza di poter conoscere persone altrettanto valide.

Rebecca Lo Sapio

P.S. A proposito, due anni fa sulla splendida isola di Ischia abbiamo noleggiato per due giorni una Citroen Mehari, ma di colore bianco.

Hai ragione non ci sono parole per descrivere la sensazione di libertà che si prova!!!

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Nola, 13 Novembre 2018

Caro Giancarlo Siani,

a più di trenta anni dalla tragica notizia che ha sorpreso tutti, sono qui per scriverti questa lettera.

Il 23 settembre del 1985 sei morto con 10 colpi di pistola in testa appena arrivato a casa, quella sera saresti dovuto andare ad un concerto con la tua fidanzata Daniela per farti perdonare per le tue assenze perché in quel periodo eri molto impegnato con il lavoro: quella sera, però, qualcuno ha deciso di ucciderti.

Se non fosse stato per quei due camorristi tu saresti ancora vivo ed avresti realizzato il tuo sogno cioè quello di diventare un giornalista. Poco prima, la redazione de Il Mattino di Napoli ti aveva fatto un contratto e così avresti potuto continuare la tua carriera.

 

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Sei morto solamente perché hai detto la verità e nonostante sapessi del pericolo cui andavi incontro, non ti sei arreso, insegnandoci, così, che non bisogna mai arrendersi e che si deve sempre andare avanti. Sei sempre vivo nei nostri cuori, come il tuo ricordo, infatti oggi si parla di te nelle scuole, sui giornali ed altri hanno persino scritto libri su di te.

Una tua fan,

Lucia Sepe

 

 

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Nola, 4 gennaio 2019

Caro Siani,

mi dispiace tantissimo che tu sia morto inutilmente. Dico inutilmente, perché è da 32 anni che non è cambiato niente.

La camorra esiste ancora oggi ed il suo sistema operativo è migliorato molto da allora.

Oggi la camorra è riuscita a infiltrarsi in tutta la penisola, gestendo lo smaltimento de rifiuti, il traffico delle droghe, diventando così sempre più ricca.

Secondo me, la camorra è un sistema osceno, che sopravvive commettendo omicidi, anche a carico di persone innocenti, in cui spesso muoiono persone innocenti, al fine di nascondere alla comunità tutti i reati da loro commessi.

 

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Dopo ciò che ti ho raccontato, non faticherai a credere che ancora oggi viviamo in questa situazione che non ci rende liberi. Grazie per aver lottato per la tua città.

Sara Meo

 

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Nola,13.11.2018

Caro Giancarlo,

non ti nascondo la mia grande emozione in questo momento.

Scriverti è un po’ come averti conosciuto.

Per me nata negli anni duemila, gli eroi sono quelli visti al cinema, sui social e su qualche rivista. Fino a questo momento, ho pensato che questi potessero cambiare in meglio il mondo in cui vivo, invece no!

I veri eroi sono le persone come te, che hanno il coraggio di mettere in luce tutto il marcio della società in cui viviamo.

Sei stato capace di farti sentire da un mondo politico e sociale apparentemente sordo e l’hai fatto urlando nel silenzio della carta stampata. Hai demolito monumenti visibilmente solidi, come le istituzioni che ci propinavano una facciata virtualmente ineccepibile.

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Hai smascherato tanti perbenisti con la tua assoluta lealtà e mi chiedo: quanti, oggi, avrebbero il tuo coraggio?

Sapevi di rischiare tanto ma nonostante ciò, la tua idea di onestà, libertà e legalità ti ha reso invincibile e coloro che, brutalmente, ti hanno tolto la vita, inconsapevolmente ti hanno donato l’immortalità.

Io da napoletana e, quindi, tua conterranea mi sento doppiamente orgogliosa di esserlo e pensare che proprio da Napoli, notoriamente conosciuta, purtroppo, come la patria della camorra si sia elevato il TUO grido di libertà, mi fa sperare che prima o poi la tua voce possa unirsi alla nostra per gridare al mondo che la camorra è morte.

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Vedi Giancarlo, le cose sono leggermente migliorate ma persistono ancora fatti di camorra, non ultima la notizia di  Federico, che da Scampia voleva andar via verso una nuova strada che gli regalasse la tranquillità, la lealtà e quel pizzico di fortuna per poter vivere a lungo il proprio futuro. Purtroppo ciò non è mai potuto accadere perché Federico si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato cadendo vittima di un agguato di camorra. Di lui quasi non se ne parla più. Invece sono convinta che l’omertà, non farà altro che alimentare la malvagità umana.

Con infinita ammirazione,

Vanda

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